Bologna, 29 agosto 2017 - Crash cerca sostenitori per riappropriarsi di uno ‘spazio sociale’. Il ‘laboratorio’ è stato sgomberato senza clamore l’8 agosto, mentre l’intellighenzia bolognese si mobilitava tutta per Labas. E, a tre settimane dal sequestro del capannone occupato di via della Cooperazione che ospitava il centro sociale, trovato vuoto (di persone e anche mobili e attrezzature varie) al momento dell’arrivo della polizia, in vista della riapertura della stagione di lotta, gli attivisti della famiglia Crash - Social Log, Cua, Cas - hanno avviato una petizione online per raccogliere consensi, che ha visto già l’adesione di 190 persone, tra artisti e intellettuali più o meno noti.

Al grido di ‘Non può esistere una Bologna senza spazi sociali. Non può esistere una Bologna senza il Laboratorio Crash!’, gli attivisti hanno incassato, tra gli altri, il consenso del fumettista Zerocalcare, che già aveva sostenuto la campagna ‘Libertà di dimora’ di Hobo, dei 99 Posse, Brunori Sas, di Max Casacci dei Subsonica, dei Wu Ming, di Valerio Evangelisti, di Pino Cacucci, Tano D’Amico e Darwin Pastorin. La raccolta firme ‘Crash Again’ si aggiunge alla consueta attività di autofinanziamento del collettivo, che vede già in calendario, per venerdì, una cena solidale al ‘Nautilus autogestito’ di via San Giacomo, ossia lo spazio concesso a bando dall’università al Cua. Sottotitolo della serata ‘Sostieni la nuova stagione di riappropriazione’. I due sgomberi dell’8 agosto hanno chiuso - almeno per il momento - l’epoca delle occupazioni in città. Resta in sospeso l’Xm24 di via Fioravanti: il Comune ha chiesto la liberazione degli spazi, ma anche aperto al dialogo rinviando ogni decisione fino a novembre.

Per la galassia antagonista legata al Laboratorio Crash, gli ultimi anni sono stati segnati soprattutto dal tramonto di tre occupazioni abitative: l’ex Telecom di via Fioravanti, sgomberata a ottobre 2015; quella di via De Maria, un anno esatto dopo; e Mura di Porta Galliera, dell’agosto 2016. I più giovani attivisti, gli studenti (e non) del Cua, si sono invece fatti notare per gli scontri con le forze dell’ordine fuori dalla mensa universitaria di piazza Puntoni, fatti per cui sono stati rinviati a giudizio in ventitrè, e per la spinosa questione dei tornelli alla biblioteca di Lettere, al 36 di via Zamboni, che aveva portato allo sgombero - e conseguente chiusura - della biblioteca, riaperta a luglio, ma senza barriere. Per quei fatti, invece, ci sono trenta indagati.