Bologna, 10 novembre 2017 - Caso di pediculosi: basta il cartello appeso a scuola che subito la casa, insieme agli annessi e connessi, finisce in lavatrice o imbustata (i pidocchi muoiono senz’aria nel giro di 3-4 giorni) e i trattamenti anti pidocchi vanno a ruba.

"L’attenzione a questo fenomeno è aumentata - osserva Luciana Nicoli, pediatra dell’Ausl in quota alla pediatria di comunità di San Lazzaro -. Come è altrettanto innegabile l’incremento di casi". Per lo più concentrati sulle materne e sulle elementari a seguito delle modalità di comportamento più a stretto contatto dei bambini. "In effetti alle medie, notiamo una diminuzione".

Moltissimi i luoghi comuni che aleggiano attorno a questi animaletti che paiono invincibili: da i capelli tinti non li prendono a i capelli sporchi sono più a rischio fino a facciamo il trattamento in via preventiva. Niente di tutto ciò è vero: "Tutte le tipologie di capello possono prendere questi parassiti". Quanto poi al maggior accanimento su alcuni bambini, questo dipende solo "da una predisposizione naturale. Come può accadere, ad esempio, con le verruche". Insomma "avere i pidocchi non è sintomo assoluto di sporcizia, di scarsa igiene".

I ricercatori Usa: "Pidocchi sempre più resistenti ai trattamenti"

Del resto, i pidocchi, ricorda la pediatra che va in tour nelle scuole per spiegare cosa si deve o non si deve fare, "sono parassiti e come tali esistono in natura, al pari dei germi o dei virus. Si prendono attraverso il contatto personale" con il classico testa contro testa. E questo accade molto, ma molto più spesso che "nel passaggio da cuscino o berretto alla testa".

Una lotta infinita che travolge e stravolge la vita di mamme, papà, fratelli, sorelle e magari anche i nonni stessi. E che, al di là dei trattamenti, ha un’arma vincente: "Dirlo, senza vergogna". Se una genitore vede il figlio grattarsi "deve subito controllare la testa".

Nel caso, individui i pidocchi (molto difficili da pizzicare perché "sono velocissimi") o meglio le lendini (uova, ndr) "oltre ad una telefonata al pediatra, deve avvisare subito la scuola in modo che gli altri siano informati e possano comportarsi di conseguenza. Anche perché quando compare il prurito sono ormai trascorse ben diverse settimane" dall’atterraggio del pidocchio sul cuoio cappelluto che, per lui, è fonte di nutrimento.

"Il prurito dipende dalla saliva del pidocchio che irrita la cute e compare dopo 4-6 settimane". E, ad un ritmo di 10 uova al giorno, la testa si riempie in un soffio.
Avvisare, sottoporsi al trattamento e controllare: molto e spesso. E qui s’innesta la questione delicata della soppressione, voluta dalla Regione nel 2015, dei certificati per il rientro in classe dopo un’ assenza superiore a 5 giorni, compresi i casi per malattia infettiva. Rimane la necessità di presentazione del certificato solo qualora lo richieda l’Ausl per esigenze di sanità pubblica in casi di particolari criticità.
E’ evidente che per la pediculosi, "ora vale l’autocertificazione delle famiglie". Il che, avverte la pediatra, "ha un senso per le malattie infettive che sono tali nella fase di incubazione più che in quella della convalescenza o successiva".

Per la pediculosi, "ora ci si basa sulla consapevolezza dei genitori che devono stare molto attenti ed essere altrettanto coscienziosi. Ecco perché siamo sempre disponibili ad incontrarli nelle scuole o nelle pediatrie di comunità dell’Ausl".

Il vademecum dell'Ausl

Come si identifica una infestazione attiva
Si basa in primo luogo sulla ricerca dell’insetto e solo in secondo luogo sulla ricerca delle uova (lendini):
• vi è certezza di infestazione quando si trovano insetti sul capo. Non è facile comunque vederli perché si spostano rapidamente sul cuoio capelluto.
• vi è probabilità di infestazione se si trovano lendini a meno di 1 centimetro dalla base dei capelli o se queste sono in numero molto elevato. Le lendini si trovano più frequentemente dietro le orecchie e sulla nuca.
Un sintomo caratteristico è il prurito, anche se può comparire qualche settimana dopo l’inizio dell’infestazione.
 

Come trovare gli insetti
Il metodo migliore per cercare gli insetti è da eseguirsi sui capelli bagnati, con questo procedimento:
• inumidire i capelli
• applicare un comune balsamo, con lo scopo di rendere più difficili gli spostamenti degli insetti tra i capelli. Con un pettine normale togliere i nodi dai capelli.
• passare un pettinino a denti fitti a partire dalla radice dei capelli fino alla punta, avendo cura di toccare il cuoio capelluto (distanza tra i denti del pettine inferiore a 0,3mm).
• controllare il pettinino ad ogni passata per vedere se ci sono insetti. Può essere di aiuto una lente.
• ripetere in tutte le direzioni fino ad avere pettinato tutti i capelli. Le zone su cui porre maggiore attenzione sono la nuca e la zona sopra e dietro le orecchie.
• se si trovano pidocchi pulire il pettinino passandolo su un tessuto o sciacquandolo prima di passarlo nuovamente tra i capelli.
• risciacquare il balsamo e ripetere nuovamente la ricerca sui capelli.
L’operazione richiede circa 15-30 minuti, a seconda delle dimensioni della capigliatura. Il solo lavaggio dei capelli con uno shampoo non è sufficiente per rilevare la presenza di pidocchi.
Questa operazione può essere eseguita anche sui capelli asciutti per quanto possa risultare più fastidiosa.

Cosa fare se c’è l’infestazione attiva
• eseguire il trattamento con i prodotti antiparassitari consigliati dal medico seguendo attentamente le istruzioni del foglietto illustrativo.
• controllare i conviventi (e le persone che hanno avuto con loro contatti stretti), e trattare anche loro, solo se infestati
• bonificare pettini, spazzole, fermacapelli ecc. in acqua calda(50-60°) per 10 minuti poi lavarli con detergente.
• non serve: disinfestare gli ambienti o lavare più spesso i capelli. È preferibile concentrarsi sul costante controllo dei capelli e sul corretto trattamento piuttosto che su una esagerata igiene ambientale.
• togliere le lendini aiutandosi con un pettinino a denti fitti passato su tutte le parti del capo.
• riapplicare il trattamento dopo 7-10 giorni(è il tempo necessario per l’apertura delle uova che il trattamento precedentemente effettuato potrebbe non avere inattivato).

Come prevenire la pediculosi
Non è consigliabile ricorrere a provvedimenti restrittivi della normale convivenza scolastica, che hanno come conseguenza l’induzione di un clima di sospetto e di emarginazione inutile oltre che controproducente. Si può prevenire la pediculosi attraverso il controllo frequente del bambino/a.

Il controllo settimanale dei capelli da parte dei genitori per l’identificazione precoce dei casi è l’unica corretta misura di prevenzione efficace.
L’uso di insetticidi a scopo preventivo è una pratica dannosa che va energicamente scoraggiata. Aumenta infatti la probabilità di effetti avversi ai prodotti utilizzati e favorisce l’insorgenza di resistenze ai trattamenti.

L’uso di prodotti “che prevengono le infestazioni” è una pratica costosa. Non vi sono prove di efficacia di queste sostanze ed i genitori possono essere indotti a pensare che esentino dal controllo settimanale della testa.

Sono disponibili sul mercato numerosi prodotti coadiuvanti per la pediculosi ma che non hanno attività specifica contro di essi. Sono classificati come “complementi cosmetici”. I genitori vanno avvisati di porre attenzione negli acquisti perché alcuni di questi prodotti differiscono di poco, nel nome o nella confezione, da quelli che contengono i veri principi attivi per il trattamento.
Gli studi disponibili hanno dimostrato che la ricerca a scuola delle lendini (screening) non è efficace nella riduzione dell’incidenza della pediculosi. Lo screening scolastico non può quindi sostituire il controllo regolare da parte dei genitori.

Per la frequenza a scuola, è necessario avere effettuato il trattamento antiparassitario ed è preferibile avere tolto tutte le lendini.