Castel San Pietro Terme, 14 giugno 2016 - Quando nel 1983 il castellano Gianluigi Capra, 23 anni, musicista per passione e camionista di professione, firma una montagna di cambiali per acquistare un Commodore 64, l’informatica era ancora una branca della matematica e le macchine di calcolo occupavano intere stanze nelle università. Internet non aveva ancora messo piede in Italia. Cinque anni dopo, Capra e sua moglie fondarono la Executive Service per offrire servizi informatici.

Capra, cosa la convinse a firmare tutte quelle cambiali?

"Mi piaceva suonare, e mi piace tuttora, e il Commodore 64 prometteva un chip musicale a tre canali in grado di aprire nuove frontiere ai musicisti".

Comprò un pc, lo accese e...

"Volli togliermi uno sfizio: si diceva che quelle macchine fossero in grado di calcolare le probabilità che lanciando una moneta, esca testa. Alle 5 di mattina avevo davanti al me il grafico, ma non avevo dormito. Spensi tutto e dissi al mio vicino: questi computer sono macchine infernali".

Invece fu la sua fortuna.

"I primi clienti furono le tipografie, alle prese con i primi programmi di grafica. Quando il web divenne commerciale, nel 1994, iniziammo a sviluppare i primi servizi di hosting".

Grandi computer collegati alla rete su cui ospitare i siti.

"Non solo. Fummo tra i primi a vendere soluzioni in cloud. Il concetto era semplice: se conservi i documenti nei miei spazi piuttosto che su un computer fisico, potrai accederci da qualunque altro computer nel mondo. Era la destrutturalizzazione dell’ufficio".

I vostri concorrenti nel cloud sono Google, Yahoo o l’italiana Aruba. Dei giganti. Perché scegliere voi?

"Vede, cloud vuol dire nuvola, un nome scelto per sottolineare che i tuoi documenti non sono in un punto specifico, ma nel web. Il nostro approccio è opposto: la tua roba è in quel server. Posso indicartelo".

Al di là della filosofia?

"Se chiami un grosso provider avrai a che fare con un call center. Se ti affidi a noi hai un referente che sa tutto dei tuoi dati e di cui hai il cellulare personale".

Vi siete regalati una nuova sede del tutto ecosostenibile. Un vezzo?

"Non proprio. Siamo autosufficienti. E soprattutto non inquiniamo".

Quanto vuole che inquini il web.

"È qui che sbagliano tutti: i data center sono a oggi tra le prime fonti di emissioni di Co2, in gara con l’industria pesante, il riscaldamento su gomma e gli allevamenti intensivi, a causa dell’energia consumata dai server e dell’energia spesa in sistemi di refrigerazione delle stanze che li ospitano".

Qui da voi?

"Le nostre macchine allo stato solido non hanno bisogno di basse temperature e non si surriscaldano e la struttura elimina gli sprechi. Abbiamo un impianto di condizionamento che, nella maggior parte dei casi, non è operativo".

Il cliente cosa ci guadagna?

"La possibiltà di poter certificare che il proprio sito o spazio in cloud non inquina".