Castenaso (Bologna), 12 maggio 2015 - Più che un network di aziende, Pol Group di Castenaso (VIDEO) è un’esplosione di idee. Gran parte le ha avute Paolo Monticelli, 65 anni, a capo della Monticelli srl, sotto al cui cappello sono nati marchi, prodotti, strutture...

Monticelli, facciamo ordine: quante aziende, quali idee, quali punti in comune?

«Quando è nata, nel 1982, la Monticelli srl era un’azienda commerciale, a conduzione familiare, che si occupava di forniture sanitarie. Da lì nel 1991 nacque la Hospital, per entrare nelle strutture ospedaliere e occuparsi delle forniture più complesse, dalle valvole cardiache alle strumentazioni medicali. Conoscere un mondo, però, vuol dire capirne i problemi: in sala operatoria, ad esempio, il principale è la salubrità degli ambienti. Cominciammo così a vendere prodotti analitici di provenienza americana capaci di analizzare l’aria. Strutture impegnative, per costi e soprattutto dimensioni».

Andò bene?

«Sì, perlomeno finché l’azienda dalla quale ci fornivamo non chiuse».

In quei casi che si fa?

«Si lascia perdere o ci si arrangia da soli. Scegliemmo quest’ultima».

Un classico italiano.

«Così nel 1995 nacque la Pollution srl. Non fu facile, ci mancava tutto. Ma pensammo che, giacché dovevamo partire da zero, tanto valeva migliorare le cose. Chiedemmo aiuto al Cnr e progettammo i nostri prodotti pezzo per pezzo, migliorandone la qualità e riducendone le dimensioni. I nostri sistemi analitici, oggi, sono miniaturizzati e portatili. Questo ci ha consentito di lanciarli anche ad altri settori, come quello industriale e ambientale».

E la Monticelli che fine ha fatto?

«Fornisce i servizi e cura l’amministrazione di tutte le altre, permettendo alle sue ‘figlie’ di concentrarsi sulle loro produzioni e risparmiare forze».

Tra queste, la stecca fuori dal coro è la Ergotek, che si occupa di sedie...

«Qualche anno fa venne a lavorare da noi un giovane friulano. Ci disse: ‘Ho questa idea. Ma non ho i soldi per realizzarla’. Gli risposi che un’idea, se valida, sarebbe bastata. E insieme abbiamo fondato la Ergotek, che oggi va benissimo. L’idea era valida».

L’ultima arrivata?

«È una startup, si chiama Aquabuddy. Nasce dalla volontà di migliorare la vita dei degenti attraverso la cura della loro igiene personale».

Un detergente?

«Meglio: un modo per lavarli a letto, più facilmente e frequentemente. Abbattendo i rischi di infezioni e soprattutto eliminando le difficoltà e i traumi che derivano dalle operazioni di spostamento dei pazienti».

Quindi, come fate?

«Sistemiamo sotto al paziente un panno impermeabile, dotato di sponda. Il resto lo fa un serbatoio portatile dotato di due tubi. Uno eroga l’acqua e l’altro la aspira. Il miglioramento in termini di comfort e igiene è altissimo».

Il passo successivo?

«Sarà entrare nelle case, dove oggi vive gran parte dei disabili italiani. Ci serviranno costi e dimensioni più contenute. Ma stiamo lavorando, e siamo a buon punto».