Bologna, 14 gennaio 2018 - E' sbarcato all’aeroporto Marconi all’ora di pranzo. Giusto il tempo di posare per una foto insieme a un piccolo tifoso che lo attendeva, malinconico, con addosso la sua maglia, di congedarsi dalla fidanzata Laura e dal fratello Mattia, suoi compagni di vacanza a Dubai, di confrontarsi, in serata, con il suo procuratore Donato Orgnoni e di chiudersi nel pensatoio, o se preferite nel bunker. Perché è difficile stabilire se nella testa di Simone Verdi in queste ore prevalgano le riflessioni personali o le pressioni enormi di cui il ragazzo è fatto oggetto su tutti i fronti, da parte del Napoli, dei dirigenti di Casteldebole e del variegato popolo dei tifosi, siano essi rossoblù o azzurri. 

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Nel dubbio, la somma delle due cose è un tourbillon di sentimenti in cui sarebbe difficile districarsi per chiunque. In questi giorni convulsi purtroppo vale tutto: anche inventarsi, com’è successo l’altro ieri, un profilo Instagram fasullo per attribuire alla fidanzata Laura un via libera al trasferimento ("Napoli è una città meravigliosa, ma deve decidere Simone") che la ragazza non si è mai sognata di pronunciare. 

Col Napoli che non molla il pressing e che conta di fare l’affondo decisivo nella giornata di domani e il Bologna che si confronterà con lui oggi a Casteldebole alla ripresa degli allenamenti, Verdi, che è salito sull’aereo per Dubai convinto di restare e lo ha sempre detto in tutte le salse, deve interrogare se stesso per capire se oggi ha la forza per non sedersi al tavolo che i due club, nonché i rispettivi allenatori, gli hanno apparecchiato da giorni, dando così un calcio a un’offerta che lo renderebbe più ricco nel conto in banca e nelle ambizioni sportive, ma che certamente gli negherebbe il ruolo di protagonista assoluto che conserverebbe in rossoblù. 
     
In soldoni: meglio essere il numero uno del Bologna, e qui completare un percorso di crescita, o andare a fare il comprimario sotto il Vesuvio, dove anche la storia recente insegna (vedi il caso Giaccherini) che scalzare le rigide gerarchie di Sarri è un compito improbo? 

Pensaci bene, Simone. Ma ci pensino prima di tutto i dirigenti di Casteldebole, così ingolositi dai milioni del Napoli da aver fin dall’inizio caldeggiato l’operazione, in questo assecondando il chairman Saputo che fu il primo, nella cena di Natale, a stendere i tappeti rossi al suo collega De Laurentiis. Intanto oggi alle 15 a Casteldebole la squadra torna in campo e Verdi pure. Con la spada di Damocle di una decisione da prendere che pesa come un macigno.