Ferrara, 29 novembre 2017 - «La prima verità è arrivata perché mio fratello l’hanno soffocato, adesso aspettiamo le altre». Così Donata Bergamini, sorella del calciatore del Cosenza Donato «Denis», ha commentato quanto riferito nel corso dell’incidente probatorio dai periti del gip di Castrovillari che hanno sostenuto che Bergamini fu soffocato e poi coricato, già morto, sotto al camion. «Sono soddisfatta tantissimo - ha aggiunto - anche perché oggi è stato fatto quello che doveva essere fatto allora. Sono provata? È chiaro che comunque si tratta di una morte negata per 28 anni e quindi uno non può esprimersi in un modo diverso. Sono molto soddisfatta per il lavoro che hanno fatto i periti e anche per le spiegazioni che hanno dato».

«L’esito dell’incidente probatorio - ha sostenuto il legale - ha dato toni più netti rispetto a quello che aveva già dato la perizia in quanto certe frasi che potevano essere interpretate in maniera ambigua, è stato ben spiegato, avevano invece un significato univoco». Alla domanda se adesso si andrà a processo l’avvocato Anselmo ha risposto: «Noi riteniamo di sì, ma è chiaro che questo dipende dal procuratore e non da noi. E anche su chi e quanti saranno gli imputati dipende dal procuratore non da me. In non posso rispondere se a coricare da sola Bergamini possa essere stata Isabella Internò», all’epoca ex fidanzata di Bergamini, indagata nell’inchiesta insieme al camionista Raffaele Pisano. «La perizia - ha aggiunto il legale - è assolutamente inattaccabile. Si è provato a contestare l’uso della glicoforina, da parte della difesa dell’imputato, su cadaveri datati. Ci si dimentica che nel caso Cucchi, che è un cadavere datato di otto anni, è stata usata dagli stessi consulenti della difesa. Quindi diventa ardua per loro contestare questo». «Adesso - ha aggiunto il legale - il fascicolo torna nelle mani del procuratore, il quale, quando riterrà esaurite le indagini noi auspichiamo chiederà il rinvio a giudizio. Credo che il procuratore abbia altre carte da giocare e un altro pochino di lavoro da fare però siamo molto fiduciosi. Questo è un passo estremamente importante. Già eravamo contenti della perizia, dopo questo esame siamo ancora più soddisfatti». Il procuratore della Repubblica di Castrovillari Eugenio Facciolla, che ha riaperto le indagini originariamente archiviate come suicidio e poi, di nuovo, archiviate, dal canto suo si è limitato a dirsi «molto soddisfatto di quello che abbiamo fatto, di quello che è stato fatto finora e di quello che hanno fatto i periti del giudice oltre che i miei consulenti. Un lavoro egregio, davvero eccellente dal punto di vista scientifico, un grosso passo avanti». Alla domanda se adesso è più facile arrivare a un processo, il magistrato ha risposto: «siamo in piena fase di indagini preliminari quindi questo fa capire che non si può parlare né di quello che si sta facendo, né di quello che si farà. Finita l’udienza guardiamo avanti».