Ferrara, 1 novembre 2017 - «L’Arma dei carabinieri ha omesso di informare tempestivamente Prefettura e Questura, anche in sede di riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, di tutti gli esiti delle indagini», sull’esistenza di «fondanti e gravi indizi, a livello di certezza», circa l’identità dell’autore della rapina di Consandolo del 30 marzo e dell’omicidio di Riccardina di Budrio dell’1 aprile. Ovvero Norbert Feher, alias Igor Vaclavic.

RICERCHE_21889419_213049

In 56 pagine la famiglia Verri, attraverso l’avvocato Fabio Anselmo, rigetta con forza la richiesta di archiviazione della procura dell’inchiesta sulle presunte mancate comunicazioni nei giorni precedenti l’omicidio di Valerio Verri, avvenuto l’8 aprile.

L'avvocato Anselmo: "Igor ha svelato tutti i limiti, manca collaborazione tra forze dell’ordine"

Secondo il legale, queste «omissioni hanno impedito a Prefettura e Questura di avere il quadro completo ed effettivo delle indagini», che a sua volta «ha impedito a tali autorità di coordinare le attività investigative finalizzandole a quell’effettivo scambio di informazioni che avrebbe permesso una maggiore pregnanza delle indagini», indirizzandole «in modo specifico a soggetti e luoghi».

Dall’altro lato, continua il legale, non sarebbero state «adottate le necessarie misure di sicurezza e prevenzione della pubblica incolumità». Misure «purtroppo adottate successivamente all’ulteriore omicidio di Valerio Verri».

Caccia a Igor. "Troppi ritardi. Ora vogliamo delle scuse"

Già il 2 aprile, secondo il documento, «alle 15.01 la centrale operativa dei carabinieri di Bologna, inviava una mail a tutte le stazioni felsinee e ai Comandi della regione, tra cui Ferrara», con la quale «trasmetteva una scheda informale riportante dati e informazioni sul sospetto autore dell’omicidio di Davide Fabbri», chiedendo «la massima divulgazione tra le centrali e le Compagnie di Bologna e Ferrara, trattandosi di un soggetto altamente armato di fucile da caccia e pistola semiautomatica». 

IGORBARBUDRIOFOTO_22705323_205607

La morte di Verri, chiude Anselmo, «è conseguenza non voluta del delitto di rifiuto di atti di ufficio» ed esisterebbe «un nesso causale tra l’omessa tempestiva informazione da parte dell’Arma a Questura e Prefettura e la tragedia» della guardia volontaria.