Ferrara, 27 luglio 2017 - Sono le 21.30 passate di domenica 2 luglio quando Eder Guidarelli contatta un amico ferrarese. La notizia dell’assassinio a Valencia di Marcello Cenci è già trapelata e i carabinieri sono sulle tracce dell’italo brasiliano. «Durante la telefonata Eder ha sempre pianto e per il suo singhiozzare, la prima parte della conversazione era totalmente incomprensibile». Questo uno dei passaggi chiave delle centinaia di pagine del fascicolo sull’omicidio Cenci arrivate in Procura via Spagna. Atti che trasudano rabbia, quella che da un anno e mezzo covava Guidarelli.

La telefonata. «Successivamente – continua il testimone sentito dall’Arma – mi ha detto che aveva appreso la notizia della morte di Marcello da un nostro amico comune, e mi ha confidato che non voleva che accadesse. Le sue parole testuali sono state: ‘ci ho parlato solo 10 minuti’, e il suo unico errore sarebbe stato quello di avvicinarsi a Marcello perché già oggetto di un ordine restrittivo». La chiacchierata tra i due continua, Eder dice di non credere alla notizia di un gesto autolesionistico dell’ex amico di Pontelagoscuro, «un gesto che lui escludeva totalmente». In quel momento la Grande Punto del 32enne è a Nizza, direzione Italia. «Mai ha parlato di aggressione o altro». Tutt’altro. Ripete che Cenci manco l’avrebbe toccato. «Abbiamo parlato, ci siamo abbracciati». Poi il saluto «un po’ triste e un po’ felice». A mezzanotte e venticinque viene arrestato a Ventimiglia.

Cadavere. Il corpo di Cenci viene trovato alle 4.20 nel patio del palazzo al civico 16 di calle Joan Baptiste Llovera. «Accanto – scrivono gli inquirenti – c’è uno zaino con un costume, cappellino e telo da spiaggia. Il corpo mostra un chiaro solco incompleto sul collo. Presenta lievi erosioni nel dorso nasale e contusioni nell’orecchio destro». Non ha portafoglio nè telefono, solo tabacco e accendino nelle tasche. «Porta i pantaloni abbassati fino alle ginocchia». Poi ancora: «Si deduce che Eder abbia aspettato l’arrivo della vittima nascosto nel primo pianerottolo delle scale, sorprendendola. Sicuramente, lo ha sorpreso alle spalle mentre aspettava l’ascensore e questo non ha avuto possibilità di difendersi».

«Vado a Modena». Nessuno sapeva del viaggio spagnolo di Eder, dal lavoro si era preso malattia e ferie attaccate. «Mi ha detto – verbalizza un altro amico – che sarebbe andato a Modena da una ragazza conosciuta su un sito di incontri».

«Dede morire». Nel solo ultimo anno, Eder aveva pestato a sangue Marcello ben tre volte: due a Pontelagoscuro (in piazza e sotto casa), una a Valencia. Nell’estate 2016, agli amici, «dopo la prima volta che l’aveva menato, con noi aveva detto: ragazzi, quello per me deve morire». Aggiungendo che la notizia uscita sui media, con lui che aveva aggredito il rivale armato di bastone, altro non era che «una balla dei giornali che ci hanno ricamato sopra». Perché «non avevo niente in mano, non avevo bisogno di una mazza. Gli ho preso la testa e gliel’ho sbattuta contro il muro».