Macerata, 29 novembre 2017 - «Se arriva al dibattimento, questo processo rischia di durare tanto e c’è un problema di prescrizione per alcuni reati». Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Ancona, Elisabetta Melotti, nel corso di un’audizione su Banca Marche davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulle banche.

Un sostituto procuratore della stessa procura, intervenuto in seguito ha precisato: «L’articolo 2635 del codice civile, cioè quello sulla corruzione tra privati, è procedibile a querela e questo per noi è un ostacolo enorme. L’ipotesi principale di reato in questo procedimento su Banca Marche è l’appropriazione indebita bancaria, che non esiste nell’ordinamento ma che si è configurata nella giurisprudenza. Bisognerebbe quindi costruire questa fattispecie, prevedendola procedibile d’ufficio e con sanzioni molto piu’ elevate».

«Nella nostra ricostruzione – ha proseguito la Melotti – il dissesto c’era già nel 2013», al momento del commissariamento. Il procuratore ha precisato che «non abbiamo alcun elemento di reato» sull’operato degli amministratori straordinari, citando la fase iniziale della svalutazione dei crediti che era iniziata già nel 2012 a seguito dell’ispezione della Banca d’Italia.

«Per una procura di medie dimensioni come la nostra, un’indagine di questo genere è devastante, nel senso che richiede l’impegno di una grande parte del personale, non soltanto della procura, ma anche per quanto riguarda il personale di polizia giudiziaria. Sarebbero quindi necessarie maggiori risorse», ha aggiunto Melotti. «Un altro problema è quello del coordinamento con le altre procure. Si tratta di un tema fondamentale», ha aggiunto il magistrato, precisando che «noi abbiamo fatto degli incontri di coordinamento con altre procure, come quella di Ferrara, perché ci sono dei problemi che sono gli stessi» nei casi riguardanti le banche.