Visso (Macerata), 20 gennaio 2017 - «Ero nel capanno delle galline quando è venuto giù tutto: ne sono morte a decine. Poco prima c’erano state le scosse, poi il peso della neve ha fatto il resto. Io ero nell’angolo che è rimasto in piedi e mi sono salvato». Se l’è vista brutta Marco Sebastiani, giovane allevatore di Visso. Mercoledì mattina stava accudendo gli animali dell’azienda di famiglia a Villa Sant’Antonio, la frazione devastata dal terremoto, quando il mix di scosse e neve ha fatto crollare una parte del capanno in cui teneva le galline. Fortunatamente lui era in un punto rimasto in piedi ed è potuto scappare. Non sono messe meglio le stalle in cui hanno trovato riparo vacche, pecore, un asino e una cavalla.

«Le travi sono a rischio – dice Sebastiani, dell’omonima azienda agricola –, ma non abbiamo un altro posto in cui sistemare gli animali. Ci avevano promesso i moduli, ma nessuno sa quando arriveranno. Spero solo che manterranno la parola data. Alcuni cavalli sono ancora in montagna, è impossibile recuperarli: con tutta questa neve, servirebbe l’elicottero. Le vacche però siamo riuscite a riportarle al sicuro. E la notte scorsa sono nati due agnellini». Le stalle sono sepolte dalla neve: per raggiungerle è stato scavato uno stretto cunicolo, lungo il quale gli allevatori si fanno largo per portare da mangiare agli animali. Ai lati c’è un metro e mezzo di neve e per arrivare agli animali si è costretti a passare sotto palazzi sventrati, ai quali basterebbe una scossa un po’ più forte per venire giù. Sebastiani vive da solo in una roulotte (FOTO), anch’essa sepolta dalla neve, a Villa Sant’Antonio.

«Sono l’unico a essere rimasto nella frazione, assieme a un’altra famiglia. Vivevo con i miei a Visso – racconta –, ma ce ne siamo dovuti andare dopo il 24 agosto. Siamo venuti in affitto a Villa Sant’Antonio, ma la casa è crollata con le scosse di ottobre. Così ora dormo nella roulotte. Sono solo, ma non mi lamento». Per gli allevatori rimasti senza stalle, la neve è una maledizione. Fabio Troiani, titolare dell’omonima azienda agricola, ha dovuto sudare per tutta la mattina di ieri sui monti di Visso, per cercare di portare in salvo le sue vacche. «Siamo riusciti a recuperarne tre, con altrettanti vitelli. Ma altre sette sono in montagna, con due metri di neve – riferisce –. Ci siamo fatti strada con una ruspa, perché il trattore con le catene non bastava per farsi largo sulla neve».

Ad Aschio, frazione di Visso, è venuta giù una stalla nell’azienda Giovannini e Sbardellati, travolgendo le pecore che vi erano sistemate. Coldiretti stima che 600 vacche e 5mila pecore siano attualmente senza riparo, molte delle quali irraggiungibili. Nelle aziende isolate, come il Pastorello di Cupi, a Visso, si è costretti a gettare il latte. A Casali di Ussita c’è un gregge di pecore che non mangia da due giorni. «Avevo chiesto i mezzi della Protezione civile e dell’Esercito per liberare la strada – si lamenta il sindaco Marco Rinaldi –, ma non mi hanno mandato nessuno, così ho deciso di prendere un caterpillar da un privato per liberare la strada. Stiamo vivendo in totale abbandono». Anche le strade sono in condizioni precarie: la Valnerina, tra Pieve Torina e Visso, è ai limiti della praticabilità, con un compatto strato di neve che la copre per lunghi tratti. Sul bordo della carreggiata ci sono cumuli di neve che superano anche i due metri. Ieri mattina un camion si è intraversato, bloccando la circolazione per circa un’ora. In serata è arrivata una colonna della Protezione civile lombarda.