Modena, 9 novembre 2017 - Silvia Marzocchi guida dal gennaio di quest’anno la procura per i minorenni di Bologna. «Aspetto di vedere la notizia di reato e qualche documento – dice –, in modo da potermi fare una prima idea sulla vicenda, per poi valutare l’eventuale apertura di un fascicolo». Ma la fuga di immagini hot da WhatsApp che ha gettato nel subbuglio una sessantina di ragazze tra Modena e Reggio non rappresenta una novità per gli inquirenti che, negli ultimi anni, si trovano a dover indagare su molti casi. «Abbiamo continuamente segnalazioni del genere – spiega il magistrato – su vicende che sono diverse sotto vari aspetti, rispetto alle quali anche l’individuazione di un’ipotesi di reato può essere differente di volta in volta».

C’è però un fil rouge che le accomuna, cioé la circolazione di foto hard, pratica che arriva alla procura dei minori e riguarda «non solo studenti delle scuole superiori, ma anche delle medie. Ed è – afferma Marzocchi – un fenomeno molto diffuso». Per ogni vicenda bisogna accertare diversi aspetti e capire quale sia l’eventuale responsabilità penale, spiega il capo della procura dei minori: «A volte le foto sono scattate da soli, oppure con l’accordo di tutti. Occorrono diverse valutazioni: sull’età, sulla personalità del minore, sul consenso e sull’autodeterminazione, sul contesto in cui si trova. Nei casi di diffamazione occorre la querela. Talvolta si configura la violenza privata se l’immagine viene estorta, oppure la violazione della privacy con le interferenze nella vita personale».

Talvolta sono i genitori ad accorgersi che qualcosa non va e a segnalare i casi alle forze dell’ordine per la rimozione del materiale incriminato. In altri casi la famiglie vengono a saperlo dopo che le indagini coinvolgono i loro figli e devono così essere avvisate. Di certo si tratta di un nuovo fronte di indagini sul mondo digitale, tra Internet e social network, non facile anche perché ci si deve talvolta addentrare tra i meandri del deep web.

La detective del web: "Così parte la gogna e non c’è più scampo"