Modena, 27 settembre 2017 - «Sono estranea a qualsiasi ipotesi di corruzione, non ero assolutamente all’interno della commissione di concorso che viene tirata in ballo e accusata di aver favorito alcuni ricercatori nell’ottenere incarichi e cattedre. Mi farò interrogare e ho piena fiducia sul fatto che la magistratura farà luce nel modo più corretto sul mio operato, che non può che essere stato frainteso poichè il mio comportamento in ambito accademico non è mai stato assolutamente scorretto o illegale». Non si aspettava di finire certo al centro di un vortice che le è costato dodici mesi di interdizione Maria Cecilia Fregni, coinvolta nella maxi inchiesta condotta dalla procura di Firenze e portata a termine dalle fiamme gialle per un’ipotesi di corruzione tra le aule universitarie e, in particolare, con concorsi di diritto tributario palesemente pilotati. Uno scenario di concorsi truccati per mandare avanti i ‘favoriti’.

La docente modenese, infatti, che per anni è stato docente Unimore, cui, secondo l’accusa e le intercettazioni, avrebbe fornito liste e consigli utili a favorire appunto alcuni ricercatori. La docente, attraverso le parole del proprio legale Giulio Garuti, fa sapere che non si aspettava nulla di tutto ciò anche perchè sottolinea di ritenersi una figura di secondo piano in ambito accademico: nel senso che certo a lei non potrebbero competere tali poteri. In ogni caso lunedì mattina sarà sentita dinanzi al Gip di Firenze e nel corso dell’interrogatorio racconterà la propria versione dei fatti. «Definirla amareggiata è dir poco – afferma il legale della donna Giulio Garuti – è stata coinvolta di striscio in alcune telefonate e le sue parole non andavano nella direzione di identificare giudizi o pensieri dei commissari. Chiarirà presto la propria posizione che è ben lontana da una logica corruttiva». In sostanza la docente Unimore spiega che quelle telefonate, in cui si parla di concorsi, sono avvenute proprio perchè, in ‘epoca’ di commissioni, si discute sui candidati bravi o meno bravi. Ma nelle sue parole non ci sarebbe stata alcuna volontà di ‘fare pressioni’ verso uno o l’altro candidato.

La difesa intanto sta preparando la propria linea in vista dell’interrogatorio e si riserva di ‘valutare la montagna di carte’: parliamo di faldoni da diecimila pagine. Maria Cecilia Fregni non apparteneva ad alcuna commissione giudicatrice, è vero e sostiene di non aver mai avuto propri allievi da mandare avanti ma di essere, a questo punto, stata a suo malgrado una pedina. Gli avvocati punteranno anche su un altro aspetto, forse la chiave difensiva poichè se di corruzione si è trattato, non emergono però somme intascate dai professori per favorire uno o l’altro candidato. Secondo la difesa si tratterebbe comunque di uno schema discutibile anche perchè le persone sulle quali la docente avrebbe espresso pareri non sarebbero neppure passate. A finire nelle mani degli investigatori, però, ci sono le telefonate tra la docente modenese e Tesauro, da cui si evincerebbe la formazione di strategie. «Chi è assente ha sempre torto – afferma la Fregni a quello che fungerebbe da ‘mentore’ – e quindi abbiamo fregato»...Frasi che, secondo la procura, sarebbero volte a consentire di ottenere un risultato a dispetto a chi non vi fosse. «Io ho ribadito – afferma la docente al telefono, facendo riferimento ad un precedente incontro con un commissario – che per noi è di fondamentale importanza che passino...».