Modena, 24 ottobre 2017 - Meglio non invitare nelle parrocchie «veggenti, carismatici, giornalisti e intellettuali che manifestano un dissenso ‘sottile o aperto’ verso la Chiesa ufficiale e soprattutto verso Papa Francesco». Oppure, se proprio si desidera chiamarli, gli incontri non devono essere organizzati in chiese, canoniche, conventi e luoghi educativi cattolici per evitare di offrire ai protagonisti una legittimazione, «creando confusione nelle persone». Il monito è arrivato direttamente dall’arcivescovo Erio Castellucci con un editoriale («Discernere per essere veramente Ecclesia») sul settimanale diocesano «Nostro Tempo», supplemento domenicale ad «Avvenire». Pur senza citare nomi o episodi, don Erio lancia un segnale nei confronti di parrocchie, comunità o gruppi che organizzano iniziative con ospiti che non sono stati ‘riconosciuti’ dal Vaticano o non risparmiano critiche alla Chiesa.

«Non ho mai avuto la vocazione dell’inquisitore – esordisce l’arcivescovo –. Sento però il dovere di intervenire sulla moltiplicazione di invitati o auto-invitati ‘speciali’ nelle strutture parrocchiali o religiose della nostra diocesi». Certo – aggiunge – a tutti è possibile esprimere il proprio parere, anche quando dissente da quello della Chiesa, «ma non attraverso il palcoscenico di luoghi cattolici», e nei casi dubbi «sarebbe bene assumere prima informazioni dalla diocesi». Secondo monsignor Castellucci, «chi ha bisogno di rivelazioni ‘private’ (che siano di derivazione mistica o intellettuale) rispetto alla rivelazione pubblica della Scrittura, manifesta una debolezza. Il cristiano non è obbligato a credere nelle rivelazioni private, neppure in quelle stabilite come autentiche dalla Chiesa: figuriamoci in quelle ancora in fase di discernimento». E poi, «se la gente cerca cose straordinarie rispetto a quelle che il Signore ci offre quotidianamente, non sarà perché fatichiamo a rendere attraenti i suoi doni ordinari?» A chiusura del suo intervento l’arcivescovo riflette sulle critiche ai Papi: «Continuo a pensare che lo Spirito Santo agisca sul successore di Pietro con maggiore intensità che non sui giornalisti, sui veggenti, sui carismatici e sugli intellettuali».

Leggendo l’intervento di monsignor Castellucci vengono subito alla mente le discordanti opinioni sugli incontri con i veggenti di Medjugorie su cui la Chiesa non ha ancora assunto un pronunciamento ufficiale, che pure è atteso (e peraltro si dice che potrebbe essere favorevole, almeno per le prime sette apparizioni). Nell’estate di due anni fa dalla Congregazione per la dottrina della fede arrivò l’ordine di annullare un raduno con Vicka Ivankovic che avrebbe dovuto tenersi a Sestola: a ricevere la comunicazione vaticana fu monsignor Giacomo Morandi che allora reggeva la diocesi e che poche settimane dopo sarebbe stato chiamato ai vertici della stessa Congregazione. Ci sembra tuttavia di arguire che monsignor Castellucci si riferisca ad altre iniziative, come quelle con mistici invitati da gruppi di preghiera, oppure con intellettuali o giornalisti non sempre teneri con la Chiesa di Francesco: non si può chiudere loro la porta – dice in sostanza – ma si può almeno evitare di farli salire sul pulpito di chiese o parrocchie.