San Costanzo (Pesaro), 6 novembre 2017 - Un braccio di ferro giudiziario lungo sette anni. E non è ancora finita. Anzi, è appena ricominciata. Per la quarta volta, la Procura di Pesaro torna a indagare sulla morte di Antonio Rizzello, il cuoco 60enne, travolto dalla piena del Rio Grande, a San Costanzo, la notte del 28 novembre del 2010. Nuova indagine e nuovi, importanti, nomi iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo. Iscrizione ordinata al pm dallo stesso gip Lorena Mussoni. Si tratta dell’allora presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, oggi sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, e del dirigente del servizio acque, Stefano Gattoni. C’è anche un terzo nome, quello di Raniero De Angelis, che all’epoca era dirigente della manutenzione delle reti idriche provinciali. Per Ricci e Gattoni, l’indagine è alle battute iniziali, mentre De Angelis è arrivato all’anticamera del processo. Ma su tutto, incombe la prescrizione. 

Come si è arrivati ai due nuovi indagati e a De Angelis a distanza di 7 anni? È la notte del 28 novembre 2010 quando Rizzello, sposato, due figli, residente a Monterado (Ancona), finito il turno al ristorante San Marco di Villanova di Montemaggiore al Metauro, dove fa il cuoco, si mette in viaggio verso casa a bordo della sua Citroen Xsara. Sulla zona, si è abbattuto, per tutto il giorno, un temporale violento. Rizzello sta attraversando il ponticello di strada del Piaggiolino, quando arriva l’onda che lo travolge e uccide. A processo, per omicidio colposo, finisce il responsabile dell’ufficio tecnico di San Costanzo, Stefano Rastelli. La sua colpa, secondo il pm Silvia Cecchi, è quella di non aver chiuso la strada del Piaggiolino, nonostante l’allerta della Protezione civile. Rastelli viene assolto. 

Per il giudice Paolo De Luca quell’onda, provocata dalla rottura di una diga naturale a monte del ponticello, è stata "del tutto eccezionale". La diga, invece, continua il giudice, è stata frutto della cattiva manutenzione del torrente, di cui è competente la Provincia. Così trasmette gli atti al pm perché indaghi sui funzionari. Un anno dopo, la Cecchi chiede l’archiviazione del fascicolo aperto contro ignoti. I legali della famiglia Rizzello, gli avvocati Nicola Baiocchi e Stefano Conti, si oppongono. Il gip gli da ragione. Il pm riparte con l’inchiesta e iscrive De Angelis. Il quale afferma che la manutenzione dei fiumi non spetta alla Provincia ma ai Comuni frontisti. Nuova richiesta di archiviazione della Cecchi. Ma anche Baiocchi e Conti fanno il bis. Intanto è arrivata la sentenza del giudice civile che condanna al risarcimento dei danni alla famiglia, il Comune di San Costanzo e la Provincia. Il gip Mussoni dice no all’archiviazione e mette in evidenza, come, all’epoca, la cura dei fiumi fosse di competenza della Provincia. E, oltre a ribadire i gravi indizi per De Angelis, "ordina al pm l’iscrizione nel registro degli indagati, previa identificazione, del presidente della provincia e del dirigente del servizio acque all’epoca del fatto". Ovvero Ricci e Gattoni.