Rimini, 4 ottobre 2017 - Colpito dalla malaria che ha aggredito le meningi, nella sua forma più grave. Un bambino di un anno è attualmente ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Rimini dove è arrivato sabato pomeriggio, in preda a una febbre altissima. I medici del Pronto soccorso, considerate le gravi condizioni, unite al fatto che si tratta di un bimbo piccolissimo, lo hanno inviato alla Rianimazione. E subito sono stati avviati gli accertamenti anche per quanto riguarda le malattie tropicali. I test della malaria hanno dato esito positivo.

Il piccolo, assieme alla famiglia, ha trascorso gli ultimi due mesi in Costa d’Avorio, Paese di origine dei genitori dove si sono recati per andare a trovare i parenti. Padre e madre vivono a Rimini stabilmente da cinque anni e il bimbo è, chiaramente, nato in città. Con ogni evidenza la malaria è stata contratta nello Stato africano, una delle zone del mondo dove la malattia è endemica. Infatti la famiglia è rientrata dalla Costa d’Avorio intorno alla metà di settembre.

Le condizioni del bimbo sono gravi e viene tenuto sedato, ma sembra reagire alla terapia medicinale. Una buona notizia visto che la malaria cerebrale è la medesima che ha ucciso Sofia, quattro anni, a Trento poche settimane fa. Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, i casi di malaria nel 2015 sono stati 214 milioni. 438mila i decessi. L’88 per cento dei casi e il 90 per cento dei decessi da malaria si sono registrati nell’Africa subsahariana. In queste zone un bambino ogni minuto muore a causa della malaria.

Non esiste ancora un vaccino contro il parassita che trasmette l’infezione all’uomo, cioè le zanzare anofele, ma è necessario sottolineare che la malaria non si trasmette da uomo a uomo, ma solo attraverso l’insetto a sua volta contagiato. E in nessuna parte d’Italia esistono zanzare portatrici di malaria. I casi di cui si ha conoscenza sono tutti importati da Paesi dove esiste la malattia. A ulteriore prova della non trasmissibilità della malaria, il fatto che l’Igiene pubblica delle Ausl, nel caso di verifichi un caso, non provvede alla profilassi di parenti, amici, compagni di scuola. Ma viene effettuata la disinfezione per le zanzare nei dintorni dell’abitazione della persona malata, in modo che se un insetto l’ha punta non si corra il minimo rischio che trasmetta la patologia pungendo un altro soggetto.