Rovigo, 9 agosto 2017 - La Procura di Rovigo ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Indagato è Giovanni Visentini, ma non per omissione di soccorso. Oggi è stata fissata l’autopsia sul corpo della vittima. Nel frattempo i vigili del fuoco continuano a cercare un braccio in mare. Alla direzione del porto di Albarella su una cosa non hanno dubbi, in pochi rispettano i limiti di velocità all’ingresso e all’uscita dalla bocca a mare.

In prossimità dei moli il limite è tre nodi. Nel canale, il Po di Levante, il limite è cinque, cioè 11 chilometri orari. Ma le barche sfrecciano e il «traffico», soprattutto nei giorni festivi in piena estate, è sostenuto. I controlli però sono praticamente assenti. L’ufficio locale marittimo di Porto Levante, cioè la sede staccata della capitaneria di porto di Chioggia, non è dotato di imbarcazioni. C’è un responsabile solo, con due sottoposti. E l’unità è già molto impegnata con la burocrazia. A Chioggia ci sono tre motovedette ed un gommone. Ma lo specchio d’acqua da controllare è di una vastità improponibile, da Chioggia a Scardovari. Dunque il rispetto delle velocità e delle regole di navigazione è affidato al buonsenso della gente. E in molti corrono.

Sabato scorso alle 17,30 il sole splendeva e il caldo umido di «Lucifero» ha affollato i litorali. Una barca, nel canale tra Albarella e Scanno Cavallari, andando verso il porto ha sollevato un’onda, un «baffo». In direzione opposta, verso il mare, il motoscafo di Giovanni Visentini, un natante di 8 metri con un motore da 250 cavalli, viaggiava veloce. Sono concordi quasi tutte le testimonianze. La sua barca al contatto con l’onda ha saltato tre volte, lui ha preso una botta in testa, ha perso il controllo del natante, la barca ha iniziato a girare su sé stessa e ha colpito Isabella Benetti, nel frattempo caduta in acqua con gli altri tre passeggeri del piccolo gommone a motore. La 68enne di Occhiobello è stata colpita mortalmente dall’elica dello scafo di Visentini.

I sommozzatori dei vigili del fuoco ieri stavano ancora cercando un braccio che le è stato tranciato. Due delle persone che erano nel gommone con lei, un uomo e una donna, ieri alle 13,30 stavano pranzando con altre due persone al ristorante del porto. Si sono rifiutati di raccontare la loro versione dei fatti: «Scrivete solo stronzate». Hanno però parlato con la polizia giudiziaria della capitaneria di porto di Chioggia che sta svolgendo le indagini coordinate del sostituto procuratore Andrea Girlando. A «sommarie informazioni» sono stati sentiti Giovanni Visentini e i tre passeggeri del gommone sopravvissuti. Ma anche altri testimoni, cinque a bordo di altre barche e un paio che si trovavano a terra. Tra i testimoni, spiega la capitaneria, a proposito della velocità di Visentini, sarà ritenuto più attendibile chi può vantare esperienza di navigazione. Meno chi non ne ha affatto. La capitaneria conferma che il traffico di quel giorno è compatibile con le versioni che altre barche sono passate, sollevando onde, che si possono sommare. Il gommone della vittima è di circa 3 metri, un motore di 10 cavalli massimo. Il motoscafo di Visentini circa 8 metri e 250 cavalli. Una differenza di potenza notevole. La capitaneria sta verificando se ci sono filmati di telecamere utilizzabili. Difficile che ve ne siano che hanno ripreso il punto in cui è avvenuto il sinistro.