Rovigo, 25 settembre 2014 - Enel ha rinunciato al progetto di riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle, che si trova a Polesine Camerini, nel delta del Po in provincia di Rovigo. L’investimento da 2,5 miliardi di euro non verrà realizzato. Il progetto prevedeva 3mila 500 lavoratori durante il cantiere che sarebbe durato cinque anni. Circa 800 i dipendenti a regime. Ieri i vertici Enel hanno dato la notizia ai referenti nazionali dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, categoria elettrici. Alle 12 di oggi a Mestre è fissato l’incontro con il sindaco di Porto Tolle, Claudio Bellan, al quale verrà comunicata la rinuncia.

Il progetto di riconversione a carbone è stato presentato nel 2005. Ha subito diverse modifiche ed è stato duramente contestato dagli ambientalisti, tra i quali Greenpeace. 

L'impianto è stato costruito tra il 1980 e il 1984. E’ una centrale termoelettrica, finché ha funzionato è stata alimentata ad olio combustibile. La massima potenza erogata era di 2.640 mega watt. Soddisfaceva circa l’8% del fabbisogno nazionale. Inizialmente funzionava a gasolio e zolfo, e i gas combusti venivano espulsi in atmosfera da una ciminiera alta 250 metri. Dal 2009 è spenta, non produce più energia. Nel 2000 era stato presentato il progetto per la conversione da olio combustibile ad Orimulsion. Le autorizzazioni sono arrivate nel 2005 ma poi è arrivata all’azienda la comunicazione che di Orimulsion non ce n’era più. Sarebbe dovuto arrivare dal Venezuala. 

Il 31 marzo di quest’anno gli ex ad di Enel Franco Tatò e Paolo Scaroni sono stati condannati a tre anni per reati ambientali e omesse cautele nel processo a Rovigo sulla gestione della centrale Enel di Porto Tolle. I giudici hanno anche deciso l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Assolto l'allora ad di Enel, Fulvio Conti e altri sei imputati.

Il sito di Porto Tolle ha 110 dipendenti diretti e 30 addetti ai servizi. Dal 2009 fino ad oggi hanno conservato le macchine, fatto manutenzioni. Da 420 dipendenti più 300 delle imprese dell’indotto quando l’impianto era funzionante sono rimasti poco più di un centinaio. 

Dalmazio Passarella, rappresentante Cgil della centrale di Porto Tolle, dichiara: «La nostra speranza è che Enel ripresenti un progetto industriale per questo sito e che non si vada verso la chiusura totale».