Rovigo, 5 febbraio 2018 - Pur rimanendo nei paraggi si è tuffata in un’altra dimensione. Non ha spostato di molto il suo baricentro, eppure viaggia su frequenze completamente diverse dalla massa, immersa in un universo parallelo fatto di natura, sentieri di campagna e tempi antichi. Lorenza Gallo, uno dei dirigenti dell’azienda sanitaria polesana, è in pensione da pochi mesi. E, come aveva in programma da tempo, ha riversato le proprie attenzioni sulle sue grandi passioni: l’archeologia e i cavalli.

Era il direttore del servizio igiene e sanità pubblica dell’Ulss 18 prima e dell’Ulss 5 poi. Una carriera iniziata nella tarda primavera del 1982, in un’Italia che stava per vincere il terzo mondiale di calcio della sua storia, con un socialista presidente della Repubblica, Sandro Pertini, e un repubblicano presidente del consiglio, Giovanni Spadolini. L’allora neo laureata dottoressa Gallo cullava il proprio amore per i cavalli ma per coltivarlo aveva bisogno di stabilità economica. E infatti pochi anni dopo, appena trentenne, ha acquistato il suo primo puledro. Ora è una veterana, fa viaggi di più giorni in sella a Giumbo, nero con qualche macchia bianca, o a Yuma, bianco e più anziano. Sono cavalli di origine sudamericana che vengono custoditi nel maneggio ‘La Fattoria Argentina’, a San Zeno in Valle, in provincia di Verona, appena al di là del confine con la nostra provincia.

Un centro equestre gestito da amici che organizza lezioni di equitazione e passeggiate nel mezzo della pianura tra i fiumi Adige e Po, dove pochissimi agglomerati di case sono separati da chilometri e la campagna regna sovrana. «È una piana che nei secoli scorsi è rimasta sommersa dalle acque per almeno mille anni, qui sotto si sono conservati innumerevoli resti archeologici, storie antiche di popoli e civiltà che il silenzio della campagna invita ad esplorare», dice Lorenza Gallo mentre pulisce con la spazzola Giumbo prima di sellarlo. Il lavoro alla cittadella socio sanitaria ormai appartiene al passato e, padrona del proprio tempo, ha deciso di tornare all’università, a Ferrara, dove sta affrontando gli esami propedeutici ad un corso di laurea specialistico in archeologia.

Ma è quando il cavallo è pronto che gli occhi celesti e vivaci dell’ex dirigente medico iniziano a brillare. Allora indossa il suo cappello e diventa subito la Calamity Jane polesana che può cavalcare per ore, raggiungendo gli argini dell’Adige o le golene del fiume Po seguendo traiettorie che non contemplano l’asfalto e la presenza dell’uomo. Le rive dei fiumi sono le autostrade dei cavalieri, si può proseguire verso i monti o verso il mare, l’importante è essere equipaggiati bene. Al maneggio argentino organizzano viaggi di più giorni con soste negli agriturismi attrezzati ad ospitare sia gli uomini che gli animali. La scelta del nome non è casuale, sono circa una ventina gli esemplari custoditi all’interno e la maggior parte di loro sono di razza argentina: resistenti, adatti al trekking e reagiscono bene all’addestramento. Un luogo incantato dove Lorenza, con la sua sete di scoperta e voglia di vivere, trasmette l’entusiasmo di un’adolescente.