Rovigo, 30 ottobre 2017 - Una vicenda che rischia di creare parecchi problemi in via del Tritone, a Roma, la sede nazionale dell’Agenzia italiana del farmaco, l’Aifa. La denuncia è di Roberta Borin, 50 anni, farmacista, madre di due ragazze e moglie del sindaco di Villanova del Ghebbo, Gilberto Desiati. Tre anni e mezzo fa, precisamente l’11 febbraio del 2014, è stata colpita da un ictus.

«La causa? La pillola anticoncezionale — dice Roberta Borin —. Io denuncio senza paura il silenzio dell’Aifa che tiene molto sottotono le relazioni riguardo alle patologie arteriose che la pillola stessa può provocare. Si ritiene sia basso il rischio di iper-coagulabilità delle arterie. Ma non è così».

Ieri era la giornata mondiale «Lotta all’Ictus». Sta lanciando un vero e proprio allarme?

«Sì. Io ho documentato cinque casi, tre dei quali solo nel 2017 nella nostra Ulss. Li ho segnalati su www.vigifarmaco.it che è il sito nazionale di farmaco-vigilanza. Vorrei che tutti i medici segnalassero questi casi».

Può fare un esempio?

«Una ragazza di Porto Tolle ha avuto un ictus a 16 anni lo scorso gennaio. Era una ragazza sportiva, faceva pallavolo, cinque allenamenti a settimana più partita. E prendeva la pillola. Una di quelle di quarta generazione. Le più pericolose sono quelle di terza e quarta generazione».

Ritiene che la causa sia stata proprio la pillola anticoncenzionale?

«Esiste una bibliografia di articoli scientifici internazionali che parlano del rischio di avere un ictus, embolia polmonare e infarto legato all’utilizzo dei contraccettivi combinati, cioè la pillola, l’anello vaginale ed il cerotto transdermico».

Perché dice che l’Aifa tiene «sottotono» gli studi?

«Perché non si tratta di un farmaco solo ma di una categoria. Ormai le pillole di terza e quarta generazione sono tantissime. Vorrebbe dire togliere dal mercato decine di farmaci e andare contro interessi economici enormi delle case farmaceutiche».

Cosa le è successo quell’11 febbraio del 2014?

«Mi è capitato all’improvviso. Il giorno prima stavo benissimo. La sera sono uscita con alcune amiche. Mi sono svegliata alle 5,30 del mattino con metà corpo paralizzato. Mio marito ha chiamato subito il 118 e la fortuna più grande è che abbiamo una stroke unit a Rovigo. Se mi fosse capitato ad Adria avrebbero perso del tempo. Villanova del Ghebbo invece è vicina. Quando sono arrivata al pronto soccorso c’era il neurologo».

Adesso sta bene?

«Ho recuperato molto ma mi è rimasto un deficit sensitivo. Mi manca la sensibilità nella parte sinistra del corpo, al tatto, al dolore, al calore e al freddo».

Tornerà come prima?

«No, mai più. Ho fatto tantissime indagini. E nessuno ha detto che potrò recuperare. Io lavoro ancora perché faccio fisioterapia a casa».