Rovigo, 15 giugno 2017 - Il cartello parla chiaro, ma troppi non lo intendono: e tra quelle strisce gialle ci mette l’auto chiunque. Sono i parcheggi “riservati” alle persone disabili: ma le virgolette sono d’obbligo. Durante gli ultimi mesi sono state tante le segnalazioni giunte, direttamente o indirettamente, alla nostra redazione: documentavano, attraverso immagini, svariati “usi impropri” di queste aree che dovrebbero essere lasciate libere, ma su cui pare scatenarsi una fantasiosa trasgressione.

«Sono una disabile e spesso, quando cerco parcheggio, trovo i posti auto per handicappati occupati da automobili senza permesso». Enza Roversi, 70 anni di Ceregnano, è una delle tante persone che si lamentano per la mancaza di senso civico di qualche cittadino.

«L’altro giorno sono andata con la mia auto all’ufficio postale del paese. Il posto riservato ai disabili era occupato da chi non ne aveva diritto. Sono stata costretta a parcheggiare lontano. Cammino aiutandomi con un bastone, non è facile, soprattutto con questo caldo. Purtroppo la vecchiaia inizia quando l’estate invece che una promessa di felicità diventa una preoccupazione». La signora ha constatato di persona che in qualcuno di noi esiste una forma di disabilità e, quella intellettiva, va per la maggiore.

«Quando sono entrata nell’ufficio postale – continua Enza Roversi –, ho chiesto di chi era l’auto parcheggiata nel posto per disabili senza permesso. Mi ha risposto una giovane spiegandomi che, non trovando posto, ha lasciato l’auto nel primo spazio libero che ha trovato. Quello che mi è dispiaciuto è che la ragazza pretendeva di avere ragione, nonostante le avessi fatto presente che il suo modo di fare non era per nulla dignitoso. Sono un’ex dipendente dello Stato, sono rimasta vedova e per me la vita si è maledettamente complicata da quando è mancato mio marito. Ora devo fare tutto da sola. Sentire certe parole è davvero umiliante. Non pretendo pietà, ma il rispetto quello sì, anche delle leggi. Magari qualche controllo in più da parte dei vigili non farebbe poi così male».

r. m.