Rovigo, 16 gennaio 2018 - La voce è quella tremante ed impaurita di una persona in pericolo. "Ora sono nascosto, non ho documenti. Datemi una mano, portatemi in Italia prima che mi ammazzino". E’ solo l’ultimo di una lunga serie di messaggi e video inquietanti inviati alla sorella dall’imprenditore veneziano Alessandro Bozzato. L’uomo, 52 anni, vive a Città del Messico.

«Ho un problema grossissimo – spiega quasi in lacrime in un altro messaggio – a giugno mi ero messo in affari con un tizio. Ho speso mezzo milione di euro per comprare dei camion, ma questo socio era un delinquente e ha cercato di uccidermi per rubarmi i soldi. Poi l’hanno trovato morto e hanno dato la colpa a me».

Da sabato le comunicazioni con la sorella Erica che abita a Cavarzere, nel Veneziano, a due passi dalla provincia di Rovigo, si sono interrotte, tanto che la donna teme per la vita del fratello: «Ho provato a chiamarlo ma il cellulare risulta staccato», dice.

Della vicenda sono stati informati ieri i carabinieri di Cavarzere che hanno trasmesso gli atti al sostituto procuratore di Venezia, Carlotta Franceschetti. Fonti della Farnesina hanno detto al legale della famiglia, avvocato Sofia Tiengo, che il ministero degli Esteri si è già attivato per le ricerche.

Alessandro Bozzato ha un passato come rappresentante di prodotti farmaceutici, viveva con moglie e figlia a Lucca. Una ventina di anni fa, dopo il divorzio, ha deciso di trasferirsi in Messico dove ha avviato un’impresa edile, facendo fortuna, soldi che forse adesso fanno gola a tanti. Si è trovato una nuova compagna dalla quale ha avuto tre figli. Ma i rapporti con i familiari della fidanzata si sono deteriorati, in particolare con il padre della ragazza: «Mi ha fatto fuori un sacco di denaro», avrebbe detto alla sorella.

Piccoli colpi di scena ingarbugliano la trama della vicenda e allungano ombre sinistre sul destino dell’imprenditore. E ai misteri e agli interrogativi si aggiunge anche un inquietante episodio. A Città del Messico, Bozzato è stato costretto a comprarsi una casa piena di telecamere di sorveglianza. «Qui non è come in Italia, qui è un inferno», dice in uno dei suoi tanti messaggi inviati ai familiari.

Ma è proprio dalle riprese video spedite di recente a Erica che si può notare chiaramente un gruppo armato («poliziotti in borghese» dice lui) che, di notte, fa irruzione nella sua abitazione mettendola sotto sopra. Per fortuna Bozzato non era presente, altrimenti chissà come sarebbe finita.

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Da quel momento capisce che è meglio tornare in Italia al più presto, ma è terrorizzato, si nasconde, qualche amico lo aiuta, cambia spesso cellulare per paura di essere intercettato. Fino agli ultimi disperati messaggi d’aiuto alla sorella. Prima del silenzio.

La famiglia di Alessandro è angosciata. «Se si fosse trattato di un sequestro si sarebbero già fatti vivi - dice la sorella Erica - Alessandro è alto e robusto, in grado di fare fronte ad un’aggressione, a meno che non sia stato un gruppo di persone a fargli del male. Stiamo vivendo un incubo. Spero almeno che stia bene e che la situazione si risolva al più presto nel migliore dei modi».