Il giornalista Paolo Giampaoli mentre viene dimesso dall’ospedale
Il giornalista Paolo Giampaoli mentre viene dimesso dall’ospedale

Ancona, 27 marzo 2020 - "Grazie a tutti perché mi hanno dedicato un po’ di tempo della loro giornata con messaggi e chiamate, facendomi sentire meno solo. Ora finalmente sono a casa con mio zio a stringere i denti e andare avanti in questo mondo difficile che mi ha tolto anche la zia".

Il post di Paolino Giampaoli, collega giornalista, e uomo di sport, da un lato ha commosso molti e soprattutto li ha tranquillizzati: la sua drammatica odissea nell’epoca del Coronavirus è alle spalle, sebbene con una serie di strascichi. Nel suo lungo messaggio su Facebook, Giampaoli racconta le sue giornate da contagiato da Covid-19, l’evolversi del suo quadro clinico, ringrazia tutto il personale che lo ha trattato e non manca neppure di togliersi qualche sassolino dalle scarpe.

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"Grazie a Dio, ai medici e a tutto il personale sanitario, anche stavolta sono qui a raccontarla. Un’odissea lunga 23 giorni – Venerdì 28 febbraio non mi sentivo bene, respiravo male, così ho chiamato il 118. Subito ho pensato al Coronavirus. Al pronto soccorso di Torrette sale un po’ di febbre e lì passo la notte. La mattina mi svegliano di soprassalto e mi ritrovo una cosa in gola e poi sul naso, mi spiegano che è il tampone. Alle ore 20 la sentenza: positivo al Coronavirus. Poco dopo mi trasferiscono in Malattie infettive dove cercano subito di tranquillizzarmi. Pare che il primo caso di Coronavirus ad Ancona sia stato io".

Paolo Giampaoli inizia a togliersi i sassolini chiarendo le ipotesi sul contagio: "Qualcuno ha parlato della famosa riunione del 16 febbraio a Riccione – aggiunge il giornalista anconetano – Non è detto che l’abbia preso lì, sarei stato l’unico di trenta persone presenti. E comunque da allora non sono più uscito di casa e pertanto non c’era nessun timore per chi mi aveva frequentato. Per non parlare dei tanti messaggi che giravano sui gruppi WhatsApp e che conservo per affidarli più avanti al mio legale. Il resto lo farà la polizia postale. Messaggi pesanti contro di me, contro la mia famiglia. C’è stata tanta cattiveria. Per fortuna ho avuto tanti amici che mi hanno sempre sostenuto dal primo giorno, insieme alla mia famiglia, compresa mia zia Madera, purtroppo deceduta per Coronavirus".

Una parte del suo post Paolino Giampaoli la dedica alle persone che lo hanno avuto in carico negli ospedali di Torrette prima e di Chiaravalle poi: "La lista è lunga, sarebbe lunghissima, ma cerco di riassumere. Grazie agli operatori della Croce Rossa, della Gialla di Ancona e quella di Camerano che si sono occupati del mio trasporto. Grazie a tutti i sanitari dei reparti e degli ospedali dove sono stato ‘ospite’, partendo dal grande dottor Marcello Tavio, primario di malattie infettive e il direttore di ‘Ospedali Riuniti’ del mio amico Michele Caporossi. Ecco gli ‘Angeli della corsia’: Romana Del Gobbo, Alessandra Riva, Alessandra Mataloni, Anna Marigliano, Sefora Castelletti, Silvia Staffolani, Valentina Iencinella, Marini Marco. Non posso non ringraziate i meravigliosi infermieri e Oss sempre con una parola di conforto e un sorriso: Consuelo, Marco, Matteo, Beatrice, Pia Emanuela, Jessica, Giuseppe, Francesco, Elena, Pina, Alessia e Dina. Poi dopo 15 giorni in isolamento sono stato trasferito nel nuovo reparto Covid 9 al sesto piano sotto l’occhio vigile del dottor Lucchetti dove ho trovato anche qui dei bravi infermieri e personale Oss. Per terminare gli ultimi giorni in attesa del secondo tampone negativo all’Ospedale di Chiaravalle anche qui ringrazio i sanitari Lidia La Mura, Monica Matei, Andrea Stronati, Marcello Ippoliti, Lucia Mannella, la caposala Cristiana Sbaffi".

Infine le conclusioni: "Ora devo pensare ai miei affetti più cari e riprendere, dopo 22 giorni di ricovero, la mia ‘normalità’ quotidiana. Una lezione che questo dramma insegna, è che il Signore ha voluto farci capire tante cose, riscoprire valori e sentimenti che avevamo perso. Grazie a tutti e mi raccomando #iorestoacasa".