L’uomo negli ultimi tempi era stato assistito da una badante rumena di 42 anni
L’uomo negli ultimi tempi era stato assistito da una badante rumena di 42 anni

Jesi (Ancona), 25 luglio 2020 - "Faremo ricorso alla Corte d’Appello per invalidare il provvedimento di sequestro cautelare dei beni, in quanto il testamento sottoscritto da un notaio è pienamente legittimo e siamo pronti a dimostrarlo con prove documentali".

Sulla questione della maxi eredità milionaria contesa e per il momento congelata dal giudice, scende in campo l’avvocato anconetano Gabriele Galeazzi che assiste la badante rumena 42enne e la sua amica connazionale di 11 anni più giovane, a cui un 66enne jesino aveva lasciato tutti i suoi averi.

L’atto è stato firmato nel 2018, mentre il decesso è avvenuto a marzo 2020 e ben presto le quattro cugine - residenti tra Jesi e Ancona - hanno presentato ricorso in qualità di eredi naturali dell’uomo, celibe e senza figli, ottenendo dal Tribunale il provvedimento di sospensione dell’assegnazione del lascito, in attesa del pronunciamento nel merito.
In totale si tratta di un’eredità di circa un milione di euro in denaro a cui aggiungere la proprietà di un appartamento a Jesi. In buona sostanza le parenti del deceduto, assistite dall’avvocato fabrianese Luigi Fiori, sostengono la tesi di un simil-raggiro, in quanto a loro dire l’uomo non sarebbe stato nelle condizioni di intendere e volere. Il legale della controparte si dice, invece, pienamente in grado di dimostrare il contrario.

"Metteremo agli atti – spiega Galeazzi – due certificati medici effettuati da un dottore nel periodo antecedente il testamento. Come pure c’è un video in cui l’uomo si racconta ed esterna le sue lucide volontà praticamente al momento di sottoscrivere il testamento, firmato, appunto, dinanzi ad un notaio. Posso comprendere l’ispirazione cautelativa della disposizione preliminare, ma dal punto di vista strettamente giuridico credo che non ci siano i presupposti per un’emanazione di questo tipo". Dunque , tutta la partita si gioca sulle condizioni psichiche, ancor prima che fisiche, al momento dell’atto autografato dall’uomo spirato quattro mesi fa a Sassoferrato, nella struttura sanitaria destinata ai degenti di lungo corso, dove ha trascorso le sue ultime settimane. In precedenza era stato assistito per un periodo piuttosto ampio dalla 42enne rumena, fino a quando, alcuni mesi dopo la sottoscrizione del testamento, è stata inidividuata dal Tribunale una figura come amministratore di sostegno. Proprio per il legale che assiste le quattro parenti principali del deceduto, la decisione di nominare il tutore esterno rappresenterebbe una sorta di svolta, "in quanto – evidenzia l’avvocato Fiori – ciò è avvenuto a pochissima distanza dall’effettuazione del testamento".

Un contenzioso, dunque, che resta ancora aperto e che passerà anche per l’esito del ricorso da parte del rappresentante legale delle due donne rumene predisposto nella prima parte della settimana e ormai in procinto di essere depositato.