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14 giu 2022

Stangata alla banda rom, incubo degli anziani

Hanno preso in tutto 44 anni e mezzo di carcere. Almeno venti i colpi messi a segno per un bottino complessivo che supera i 200mila euro

14 giu 2022

Agivano con astuzia, derubando anziani di oro e denaro, entrando in casa loro con la scusa di controllare la raccolta differenziata dei rifiuti. In quattro mesi sarebbero stati almeno venti i colpi messi a segno ad Ancona (solo nel capoluogo sette) e in tutta la provincia dorica, arrivando ad agire anche fuori regione, in Abruzzo, Emilia Romagna, Molise e Lazio. Per la banda rom, diventata l’incubo di molte famiglie, che avrebbe agito tra maggio ed agosto 2018, ieri è arrivata la maxi condanna. In quattro, tre donne e un uomo (tra loro anche madre e figlia), tutti residenti nel Teramano, hanno preso in tutto 44 anni e mezzo di carcere per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti in abitazione pluriaggravati.

La sentenza è stata emessa dal collegio penale, presieduto dalla giudice Edi Ragaglia, dopo tre ore di camera di consiglio. Per Daiana Guarnieri, 31 anni, e Sebastian Ariel Lencina, 37 anni, entrambi di Alba Adriatica, la condanna è stata di 9 anni e mezzo. Pene più alte per Marilena Di Giorgio, 54 anni ( di Mosciano Sant’Angelo) e Clelia Spinelli, 43 anni (di Alba Adriatica), condannate a 12 anni 9 mesi di carcere. Solo un caso di furto, commesso a Cervia, non è stato riconosciuto alla banda dai giudici.

Il gruppetto era finito in manette a febbraio del 2019, con arresti fatti dai carabinieri di Numana, allora diretti dal comandate Alfredo Russo, dopo una ordinanza di custodia cautelare. Ad incastrare i sospettati era stata la vitiligine notata dai derubati sulle braccia di una delle ladre. Durante il processo la banda si è trovata faccia a faccia con le vittime che, nelle varie udienze, hanno testimoniato. Una coppia di anziani di Numana, che aveva fatto partire l’indagine, e una donna di Jesi, avevano raccontato le modalità con le quali erano stati raggirati. I coniugi di Numana, derubati il 21 giugno 2018, si erano trovati due donne alla porta che avevano chiesto loro di controllare la spazzatura perché in caso di errato conferimento ci sarebbero state delle multe salate. Insieme c’era anche un ragazzo con un cappellino di paglia. Lasciata la casa non avevano più trovato l’oro. I tre si erano presi un orologio d’oro del fratello morto in Africa, la fede nuziale e anche anelli con brillanti, bracciali e catenine per un valore di circa 24mila euro. La jesina è stata derubata il 28 giugno dello stesso anno. Erano sempre due donne che voleva controllare il conferimento dell’organico. Dall’armadio erano sparite catenine, un fermacravatte d’oro e bracciali per 8mila euro di valore.

La banda rom, stando alle accuse, avrebbe messo via una somma di 200mila euro tra refurtiva e contanti ricavati dai furti. Guidati dal comandante Russo, della stazione dei carabinieri di Numana, i militari avevano ricostruito gli spostamenti della banda sotto processo, coordinati nell’indagine dal pm Daniele Paci.

Marina Verdenelli

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