Vagnozzi, coach del numero 1: "Allenare Sinner è facile"

L’ascolano affianca il campione dal 2021 e l’anno dopo è arrivato anche Cahill "Conosco Jannik da quando aveva 14 anni, vuole sempre migliorare".

Vagnozzi, coach del numero 1: "Allenare Sinner è facile"

Vagnozzi, coach del numero 1: "Allenare Sinner è facile"

Lunedì 10 giugno è iniziata una settimana storica per il tennis e in generale tutto lo sport italiano: da due giorni infatti Jannik Sinner è il numero 1 delle classifiche mondiali di singolare, primo italiano a conquistare questo traguardo che era stato fallito anche da Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta, due autentici miti. Sullo sfondo di questo trionfo c’è la figura determinante di Simone Vagnozzi, coach di Sinner ufficialmente dopo la separazione da Riccardo Piatti, ma con il quale il semifinalista del Roland Garros già in precedenza aveva collaborato per alcuni periodi della sua carriera. Un mentore, un confidente, un amico che ha saputo plasmare il talento del giovane tennista, accompagnandolo in un percorso di crescita tecnica e personale senza eguali.

"Conosco Jannik da quando aveva 14 anni, l’ho incontrato la prima volta quando giocava contro uno junior che allenavo" sottolinea Vagnozzi, 41 anni, originario di Castorano: "Allenarlo è facile, ha un bel carattere e vuole costantemente migliorare". Vagnozzi da giocatore è stato numero 161 del mondo prima di ritirarsi nel 2015 a soli 32 anni. Diventato allenatore, ha portato Marco Cecchinato alla semifinale del Roland Garros 2018 e alla posizione numero 16 del mondo, quindi Stefano Travaglia al best ranking di numero 60. Da febbraio 2021, Sinner l’ha scelto per un’evoluzione tecnica, focalizzandosi sulle variazioni al servizio e nel gioco d’attacco.

Dal Wimbledon 2022, è stato affiancato dal coach dei numeri 1, l’australiano Darren Cahill. Una coppia che si è rivelata subito vincente: entrambi sono stati nominati dall’ATP Coach of the Year per il 2023. Questo connubio ha portato il team Sinner a inanellare una serie impressionante di vittorie: nel 2022 a Umago (contro Alcaraz), poker nel 2023 (Montpellier, Toronto, Pechino, Vienna) con pure la ciliegina della Coppa Davis, quindi il primo Slam, gli Open d’Australia. Vagnozzi, dal suo ritiro nel 2015, è diventato una sorta di guru della disciplina, mettendo a disposizione la sua esperienza di ex giocatore al servizio del tennis tricolore.

Da adolescente, cresciuto nel Circolo Cartiera di Ascoli, ha vinto due scudetti a squadre da Under 12 e Under 18. Ora, da Castorano, dove vive, passando per il Circolo Tennis Maggioni di San Benedetto del Tronto, del quale è responsabile dell’Academy, continua a formare talenti. Questa settimana, dunque, l’Italia celebra senz’altro un campione giovane ma già eccezionale ma pure un tecnico nato a cresciuto nelle Marche che a meno di dieci anni dal ritiro da atleta è già una garanzia: un connubio vincente che ha scritto e continuerà a scrivere pagine indelebili nella storia del tennis.

Andrea Pongetti