La donna ha cercato di chiedere aiuto ma le sua urla nel palazzo di piazzale Loreto
La donna ha cercato di chiedere aiuto ma le sua urla nel palazzo di piazzale Loreto

Ancona, 6 febbraio 2020 -  Prima l’avrebbe avvicinata mentre faceva bancomat poi si sarebbe infilato nell’ascensore con lei per toccarla e baciarla bloccandola nei movimenti. Minuti terribili per una 30enne che chiamata la polizia aveva denunciato il nuovo vicino di casa sostenendo: "Voleva violentarmi". Per l’uomo, un iraniano di 49 anni che gode della protezione internazionale è stato chiesto il giudizio immediato per violenza sessuale e ieri per lui si è aperto il processo davanti al collegio penale dopo un primo rinvio causa sciopero degli avvocati fatto il 4 dicembre scorso.

A chiedere l’immediato poi disposto dal gip Carlo Cimini è stato il pm Rosario Lioniello, ritenendo sufficiente l’evidenza della prova tanto da saltare l’udienza preliminare. I fatti che hanno messo nei guai il rifugiato risalgono al 20 luglio scorso e sarebbero accaduti in una palazzina di piazzale Loreto, al Piano. Era ora di pranzo quando di una palazzina in piazzale Loreto dove risiede anche la donna.

Lì il rifugiato condivide l’appartamento insieme ad altri stranieri. Alla vicina di casa non avrebbe teso nessuna trappola, nessun agguato, né l’avrebbe aspettata per farlo come invece emergerebbe nella denuncia della presunta vittima. Il 49enne, seguito dall’Anolf (associazione nazionale oltre le frontiere che opera per la tutela dei diritti e l’integrazione dei cittadini provenienti da altre nazioni) sarebbe uscito dall’ascensore che aveva condiviso con la donna per arrivare fino al pianerottolo, poi sarebbe rientrato in casa. Dopo circa trenta minuti ha suonato la polizia per arrestarlo.

La presunta vittima ha sostenuto che il 49enne, appena chiuse le porte dell’ascensore, l’avrebbe spinta di forza contro una parete cercando di avere un rapporto sessuale con lei. In ascensore la donna avrebbe urlato per chiedere aiuto. Ieri avrebbe dovuto testimoniare in aula ma si è sentita poco bene e ha lasciato il tribunale. Ascoltato un teste dell’accusa, un poliziotto che quella mattina era intervenuto nella palazzina insieme ad altri colleghi dopo la chiamata della donna alla centrale. Anche l’imputato, difeso dall’avvocato Marco Giorgetti, ieri avrebbe dovuto parlare ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’udienza è stata aggiornata al 4 marzo quando verranno sentiti i testi della difesa, due coinquilini dell’iraniano che quella mattina erano in casa con lui e non avrebbero sentito nessun grido di aiuto arrivare dall’ascensore.

ma. ver.