Foto d'archivio di un esame
Foto d'archivio di un esame

Jesi (Ancona), 22 maggio 2018 - Il servizio sanitario nazionale non è in grado di erogare la prestazione medica urgente, l’Asur rimborsa la prestazione effettuata in poche ore dal privato. Protagonista di questa disavventura, ma dal finale a lieto fine, un’anziana cardiopatica e invalida, a rischio embolo secondo il medico di base che le aveva prescritto un esame urgente (entro 72 ore). Ma una struttura sanitaria pubblica in grado di garantire quella prestazione nel tempo previsto non c’era. La figlia non si è data per vinta e si è rivolta al privato, a pagamento, chiedendo poi il rimborso che, dopo due mesi di tira e molla, le viene in effetti riconosciuto. «E’ il primo caso nella Regione Marche di applicazione di una legge del 1998 (decreto legislativo 124, ndr) – spiega il coordinatore del Tribunale del Malato Pasquale Liguori che ha istruito la pratica per il rimborso –, legge che detta direttive ben precise in materia di liste di attesa. Una legge che però l’Asur si guarda bene dal divulgare. Lo stiamo facendo noi e il caso della signora è solo il primo di una probabile lunga serie».

«Mia madre – racconta la figlia dell’anziana che ha dovuto fronteggiare l’ostacolo delle liste di attesa – è cardiopatica, ha un’invalidità all’85 per cento e l’anno scorso ha avuto un infarto. Il 5 marzo scorso le si è gonfiata molto una gamba così il medico di base che l’ha visitata ci ha invitate a fare subito un ecodoppler urgente, perché c’era il serio rischio di un’embolia. Con l’impegnativa urgente sono andata al pronto soccorso di Jesi, dove però mi hanno detto che l’unico medico che effettua quell’esame al Carlo Urbani era in ferie e non sarebbe rientrato prima di una settimana. Così mi hanno consigliato di andare al Cup, dove però hanno alzato le braccia, non essendoci un posto, neanche con l’urgenza, entro 72 ore in tutta la regione. Così mi sono rivolta a un centro privato che si trova in città, pur sapendo che mia madre, pensione minima ed esenzione dal ticket, sarebbe stata costretta a tirare fuori dei soldi per lei preziosi. Quel centro ha subito chiamato il medico che ha effettuato scrupolosamente quell’esame, la sera stessa. Abbiamo dovuto pagare 70 euro – racconta ancora – e questo non ci è andato giù. Ricordavo di aver letto che una legge tutelava il paziente. Così mi sono rivolta al Tribunale del Malato e ora avremo quel rimborso. Sono felice che questa mia piccola battaglia possa essere utile a tanti, perché la sanità deve essere pubblica per chi sta rischiando la propria salute». «All’inizio ci avevano detto che la Regione Marche non aveva recepito la legge nazionale – spiega Liguori –. Abbiamo insistito e in effetti l’Asur ha autorizzato il rimborso che poi è stato trasmesso al servizio Bilancio per il pagamento. Siamo in attesa, ma ci hanno detto che stanno individuando la voce relativa che fino a oggi non era prevista. Abbiamo anche predisposto dei moduli di richiesta rimborso che distribuiremo in ospedale e nei Cup per informare i cittadini sui loro diritti».