Ha patteggiato una pena ad un anno e mezzo di carcere (sospesa) un istruttore di educazione fisica ascolano finito sotto processo per l’accusa di tentata violenza sessuale nei confronti di una ragazza minorenne che frequentava l’impianto sportivo dove l’uomo lavorava. La Procura accusava l’uomo di aver messo in atto una serie di comportamenti volti ad andare oltre la semplice simpatia reciproca che era nata durante l’attività sportiva. Lui avrebbe...

Ha patteggiato una pena ad un anno e mezzo di carcere (sospesa) un istruttore di educazione fisica ascolano finito sotto processo per l’accusa di tentata violenza sessuale nei confronti di una ragazza minorenne che frequentava l’impianto sportivo dove l’uomo lavorava. La Procura accusava l’uomo di aver messo in atto una serie di comportamenti volti ad andare oltre la semplice simpatia reciproca che era nata durante l’attività sportiva. Lui avrebbe in sostanza premuto sull’acceleratore nel tentativo di avere con lei incontri a sfondo sessuale. Ma la cosa non è sfuggita ai genitori di lei che si sono accorti che qualcosa stava accadendo e anche alla luce della differenza di età fra l’istruttore e la loro figlia minorenne hanno segnalato alla polizia quanto stava succedendo chiedendo di fare gli opportuni approfondimenti finiti poi presso la Procura di Ascoli che ha aperto un fascicolo per tentata violenza sessuale nei confronti dell’istruttore.

Per ordine della magistratura ascolana all’uomo sono stati sequestrati lo smartphone e un computer con l’evidente scopo di risalire ai rapporti fra i due. Gli agenti della squadra mobile hanno perquisito l’abitazione dell’uomo e la sua vettura, con esito negativo. Anche il telefono della ragazzina è stato posto sotto sequestro per ordine dell’autorità giudiziaria, sempre con lo scopo di ricostruire i rapporti intercorsi negli ultimi mesi col suo istruttore. Attraverso programmi informatici particolari gli agenti sono infatti in grado di scaricare tutto ciò che è contenuto nei telefonini e nel computer, anche files che sono stati eventualmente cancellati. Durante tutte le operazioni di acquisizione l’indagato è stato assistito dagli avvocati Umberto Gramenzi e Silvia Morganti che ne hanno assunto la difesa anche durante il processo. Il giudice Annalisa Giusti ha nominato un perito incaricato di estrarre dai due smartphone files ed immagini, anche recuperando quelle nel frattempo cancellate ed eliminate. Analizzata anche tutta la messaggistica di Whatsapp intercorsa fra l’istruttore e la ragazzina. I legali dell’istruttore hanno avanzato richiesta di patteggiamento ad un anno e mezzo di reclusione subordinata alla sospensione della pena. Un’istanza che è stata accolta dal giudice Giusti

Peppe Ercoli