Ferruccio Zoboletti con Facchetti e Cameli durante l’inaugurazione dello stadio Riviera
Ferruccio Zoboletti con Facchetti e Cameli durante l’inaugurazione dello stadio Riviera

San Benedetto del Tronto, 9 luglio 2019 - L’imprenditore, lo sportivo, l’uomo: con la morte di Ferruccio Zoboletti, deceduto ieri mattina all’ospedale di San Benedetto, la città perde non una ma più figure, concentrate in un signore d’altri tempi, semplice nei modi, aristocratico nel portamento, benvoluto da tutti coloro che lo hanno conosciuto. Se la Sambenedettese è stata una manifestazione del miracolo economico sulla Riviera delle Palme, impresa collettiva realizzata da molti, lui è stato però il ‘presidentissimo’, colui che ha in dieci anni, dal 1980 al 1989, ha firmato campionati tra i più epici per i rossoblù, al Ballarin e nel nuovo stadio di viale dello Sport; prima di una notte calcistica durata troppo a lungo.

Sarebbe lunghissimo l’elenco di calciatori, allenatori e collaboratori con cui lavorò in quegli anni, ma è certo che la sua morte commuove oggi San Benedetto e mezza Italia dello sport. Quando nel 2008 l’amministrazione comunale conferì a Zoboletti il premio Truentum, tra il folto pubblico nella sala consiliare non vollero mancare alcuni tra i più vecchi operai dei suoi magazzini ortofrutticoli, riconoscenti verso ‘Ferruccio’, che negli anni ’50 era tra coloro che applicavano un contratto di lavoro ai suoi dipendenti.

Tra le persone che più lo hanno stimato, impossibile non citare Adriano Panatta, il quale chiedeva subito di lui, se arrivava in città per altre ragioni. Persona umile, amava stare con i ‘suoi’ contadini, distribuiti su varie province. Con loro non c’era bisogno di mettere accordi per iscritto: bastava una stretta di mano. Era un’economia umana, che oggi non esiste più, sebbene proprio la sua azienda sia una delle pochissime sopravvissute nel glorioso firmamento del settore ortofrutticolo a Porto d’Ascoli.

Oggi l’azienda è gestita da due suoi figli, Afro e Andrea (la figlia Stefania è invece stimata architetta), grazie a un passaggio generazionale non riuscito a tutti gli imprenditori: e questo va annoverato come un altro dei suoi meriti. Nato a Reggio Emilia, Zoboletti si è trasferito a San Benedetto nel 1953, dopo la morte del fratello Afro, vittima di un incidente d’auto proprio mentre raggiungeva le Marche, per seguire il ramo d’azienda impiantato dalla famiglia: «Ho ancora oggi un orologio d’oro che indossava in quel viaggio», ci disse durante un’intervista rilasciata quattro anni fa.

C’è poi stato il grande doppio amore per lo sport: per il tennis prima, per il calcio poi. Fu presidente del Circolo Tennis Maggioni dal 1976 al 1993. Era orgoglioso di aver contribuito a trasformare il tennis in città, da disciplina d’élite ad attività di massa. Ma lo sport più popolare, si capisce, resta il calcio, e una delle emozioni più forti – raccontava – fu quando il 13 agosto 1985, per l’inaugurazione del Riviera delle Palme (amichevole contro il Milan), alzò verso la curva la convenzione verso lo studio, tra il tripudio dei tifosi: il suo popolo, che oggi lo ricorda con l’affetto più forte.