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5 apr 2022

I social network, la guerra e la solidarietà

Il web si rivela strumento prezioso per informare, organizzare la resistenza ed anche coordinare l’arrivo e la gestione degli aiuti umanitari

Il pullman di Luberti in Ucraina
Il pullman di Luberti in Ucraina
Il pullman di Luberti in Ucraina

"La prima vittima della guerra è la verità", diceva il drammaturgo greco Eschilo, ed anche oggi, con l’invasione dell’Ucraina, possiamo comprendere quanto avesse ragione. Di questo conflitto, la prima cosa che ci ha colpito è stato il radicale cambiamento del ruolo del web e dei social media: dove si combatte infatti, la funzione, diciamo, ricreativa, che noi affidiamo loro per il nostro tempo libero, è stata integralmente sostituita da esigenze pratiche e di vitale importanza. Il popolo ucraino, cioè, usa i social per scambiare informazioni relative al possibile inizio di un bombardamento, o per trovare un rifugio, o una via di fuga sicura, e sono sempre i social, il mezzo principale per la comunicazione tra il presidente Zelensky e la popolazione. Certo, dietro ad un post si possono sempre nascondere le insidie delle fake news o della disinformazione ai fini della propaganda. Ad esempio, il 25 febbraio proprio il presidente Zelensky è stato costretto a pubblicare un video per affermare di essere in prima fila a difendere Kiev, dopo che i media russi avevano, invece, ipotizzato che fosse fuggito dal paese. Al di là di ciò, ci sembra però importante la funzione positiva che stanno svolgendo i social: Facebook, Instagram, YouTube, Telegram, Twitter e, per la prima volta in assoluto, Tiktok, non stanno dando voce "a legioni di imbecilli", come temeva Umberto Eco, ma si rivelano quotidianamente strumenti preziosi per informare i cittadini, organizzare la resistenza ed anche coordinare l’arrivo e la gestione degli aiuti umanitari. A proposito di quest’ultimo aspetto, non possiamo non evidenziare la grande generosità degli italiani e in particolare degli abitanti della nostra provincia, che hanno risposto in massa all’appello lanciato proprio via social, su Instagram per l’esattezza, dalla trasmissione "Le Iene", che lo ha raccontato in un lungo servizio, andato in onda nella puntata dello scorso 9 marzo. La carovana di aiuti, formata da diversi tir, è partita proprio da Ascoli con un pullman della ditta Luberti, con il quale è poi tornato in Italia un primo gruppo di cinquanta persone, soprattutto donne e bambini. Molti italiani si sono offerti non solo di fare questo lungo viaggio ma anche di ospitare i profughi ucraini nelle proprie case; un gesto concreto di solidarietà che è stato riconosciuto anche dal governo. Insomma, possiamo dire che almeno in questo caso i social hanno fatto davvero la differenza e si sono dimostrati di fondamentale aiuto per un nobile scopo: forse è proprio questa funzione che tutti noi dovremmo riscoprire, invece che riempire le nostre pagine di sciocchezze e banalità (quando va bene …) o di attacchi ad altre persone e cattiverie.

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