La casa distrutta dal terremoto, soccorritori in campo
La casa distrutta dal terremoto, soccorritori in campo

Pescara del Tronto (Ascoli), 20 marzo 2019 - Due sorelle unite da un destino buio, superstiti di una tragedia impossibile da dimenticare. Ersilia e Giovanna Rendina si trovavano a Pescara del Tronto nella notte del 24 agosto 2016, quando ogni cosa andò in pezzi. Il terremoto gli ha portato via tutto, a partire dai loro affetti più grandi: i genitori, Pietro Rendina e Clara Paradisi, e il marito di Ersilia, Giulio Celani, inghiottiti dalle macerie insieme a un passato che non potrà più tornare. A vivere il presente, adesso, ci sono solo loro, che continuano a lottare, ma c'è anche tanta rabbia. Sì, perché oltre al dolore e al ricordo di un incubo che sembra non finire mai, le due sorelle hanno anche subito un grave furto.

Cosa è successo dopo quella tragica notte?
«È accaduto l'impensabile. Un atto vile e oltraggioso. Ci hanno rubato tutto l'oro dei nostri genitori».

Come sono andati i fatti?
«Dopo il terremoto, i soccorritori hanno iniziato a scavare. Per fortuna noi ci siamo salvate, anche se siamo rimaste sotto le macerie e abbiamo visto cose indicibili. Le forze scese in campo sono riuscite a ritrovare i corpi dei nostri genitori, accanto ai quali è stato anche rinvenuto dell'oro. Noi, però, lo abbiamo saputo molto dopo».

Come lo avete saputo?
«Abbiamo conosciuto un soccorritore della Croce Bianca di Rieti che quella notte era lì a scavare. Ha voluto incontrarci perché abbiamo amici in comune e perché è stato lui a trovare nostra madre e nostro padre. Ci ha raccontato che al momento del ritrovamento dei corpi, è stata rinvenuta anche una scatola con dentro dei monili in oro, tra cui 2 orologi, alcuni collier, anelli, orecchini e pietre preziose per un valore totale di circa 10mila euro».

E l'oro che fine ha fatto?
«I soccorritori lo hanno messo all'interno di una busta e lo hanno consegnato a un presidio temporaneo. Ci sono foto e video che testimoniano il ritrovamento e che abbiamo visto con i nostri occhi. L'uomo che ci ha raccontato la vicenda è testimone di un fatto oltraggioso, che abbiamo deciso di denunciare immediatamente recandoci in Questura. Ciò che ci fa rabbia non è tanto il valore economico di quegli oggetti, ma il loro immenso valore affettivo. Dei nostri genitori non ci è rimasto più nulla, e per noi ogni piccolo oggetto legato alla loro memoria significa tanto».

Cosa credete possa essere accaduto?
«Non siamo ancora in grado di dirlo e confidiamo nel magistrato che ora ha acquisito tutti gli elementi per poter andare in fondo a questa storia. Siamo però persuase del fatto che non si tratti di sciacallaggio. L'oro è stato trovato dai soccorritori, ma poi ci sono stati dei passaggi di mano che non sono chiari. Fatto sta che qualcuno deve averlo indebitamente sottratto, e noi chiediamo che sia fatta giustizia».