Bologna, 25 giugno 2019 - Se la Libia è quell’inferno terrestre che si dice, dovrebbe essere difficoltoso e pericoloso entrarvi quanto uscirne. E invece è il principale polo di concentramento e partenza profughi. Dico una cosa provocatoria: le Ong dovrebbero, con i mezzi terrestri che sicuramente hanno, impedire ai migranti l’accesso alla micidiale Libia. 
Maurizio Dalloca, Bologna

 

 

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

La Libia è un paese spezzato in due, fra governo di Tobruk e governo di Tripoli (quest’ultimo riconosciuto dalla comunità internazionale). E inoltre è in atto una guerra civile fra i due poli con le truppe del generale Haftar (Tobruk) che combattono intorno a Tripoli per entrare in città. Una situazione, dunque, estremamente grave che per ora non trova soluzioni. Ecco perchè il controllo dei profughi è sempre più difficile. A maggior ragione in questo scenario è necessaria la fermezza del governo italiano nella chiusura dei porti. Ma non ci si può fermare qui. E’ più che mai necessario che la comunità internazionale affronti la situazione perchè la Libia non è solo un problema italiano. Le responsabilità del nodo immigrazione vanno condivise. E’ la stessa ottica con cui il ministro Salvini preme affinchè l’Olanda (che non risponde) si faccia carico dei profughi sulla nave Ong Sea Watch, olandese, che da 11 giorni incrocia al largo di Lampedusa. Intanto, il ministro degli Affari esteri, Enzo Moavero, ha incontrato i ministri degli esteri di: Algeria, Libia, Marocco e Tunisia. per ora solo parole. Speriamo nei fatti.
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