Bologna, 8 maggio 2019 - E’ una lotta impari tra difesa e attacco. L’aggressore vuole, l’aggredito non vorrebbe usare armi. La giurisprudenza non riuscirà mai a venire a capo del dramma di un aggredito, quasi sempre disarmato, e di un aggressore che può e spesso vuole usare l’opzione massima che gli garantisce maggior successo e minori rischi, pur bastando il più delle volte l’opzione minima, la superiore prestanza fisica, con minori, donne e anziani.
Giulio Corti, Ferrara

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

I delinquenti partono sempre con vantaggio, ovvio. Agiscono per scelta al di fuori della legge, mettono in conto il rischio e il ferimento, a volte la morte, delle vittima soprattutto se si tratta di un evento violento. Un passo avanti però lo Stato lo ha fatto. Grazie soprattutto allo storico impegno della Lega, con appoggio del resto del centrodestra e dei 5Stelle, finalmente è passata la legge sulla legittima difesa. Attenzione: non è un deregulation totale ma la nuova norma parte dal presupposto che la difesa di colui che viene aggredito nella propria abitazione con grave rischio per sè e per i propri familiari o nella propria impresa ha il diritto di reagire. Ciò non significa che l’uso delle armi è libero, ma la legge ha stabilito alcuni punti fermi che vanno a vantaggio della vittima e non dei delinquenti. E in ogni caso sarà sempre un magistrato a vagliare gli aspetti di episodi traumatici che necessitano di una indagine. Fino a ieri la legge tutelava quasi più gli aggressori che le vittime. Oggi, con la nuova normativa, si parte da un punto di vista più equilibrato.
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