Bologna, 17 maggio 2019 - Mentre leggevo del percorso di beatificazione di Aldo Moro e di altri illustri personaggi del Novecento, mi è tornato in mente Don Marella. Da tempo si attende che venga chiuso il percorso verso la sua beatificazione. Mi auguro che sia a buon punto, per riconoscergli ciò che in silenzio ha costruito negli anni per i bisognosi e non solo. E mando un pensiero affettuoso ai componenti dell’organizzazione che porta il suo nome. Cordialità
Carlo Alberto Bo

Risponde il condirettore del Carlino, Beppe Boni

I bolognesi ricordano padre Olinto Marella con la barba bianca e il cappello in mano mentre chiede l’elemosina all’angolo fra via Caprarie e via Drapperie. E’ un simbolo della città che ha attraversato e unito in modo trasversale convinzioni politiche e sociali e al quale tutti hanno voluto bene. Fu un esempio di umanità che partiva dall’essere cristiano, ma che dimostrò come sia possibile scegliere di impegnarsi per gli altri e operare, con pochi mezzi, per il bene comune. Padre Olinto Marella muore a 87 anni nel 1969. Era conosciuto come «il padre dei poveri». Per lui gli ultimi erano sempre i primi. Laureato in teologia, filosofia e lettere, insegnò nei licei “Minghetti” e “Galvani”. Dopo una sospensione a divinis perchè considerato troppo modernista, venne reintegrato dal cardinale Nasalli Rocca. Di lui oggi oltre al ricordo e all’esempio restano opere concrete come la Città dei Ragazzi di San Lazzaro, poi diffusa in quindici case nella provincia. L’associazione che gestisce questo patrimonio di solidarietà lo ricorderà quest’anno in modo solenne. Speriamo, infine, che il Vaticano lo faccia Santo. Ma arriva dopo i bolognesi per i quali Padre Marella Santo lo è già da un pezzo.
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