Il coro
Il coro

Bologna, 18 dicembre 2018 – In molte parrocchie questo è il periodo del classico Concerto di Natale. Non fa eccezione Santa Teresa del Bambin Gesù, zona Pontevecchio, nel quartiere Savena. Domenica scorsa pomeriggio, in chiesa, si è tenuto quello che la locandina presentava come ‘Concerto corale di Natale’. Sottotitolo: ‘Serata di musica e intercultura’.

Quattro i cori in cartellone, diretti dal maestro Michele Napolitano: Mikrokosmos (un coro multietnico), Coro ad Maiora: la bottega della voce, Coro Giovanile: bassi & Co. e Mikrokosmos dei piccoli.

Dopo una serie di canti tradizionali natalizi, il coro di turno in scaletta – formato da cantori adulti – devia dal repertorio classico. L’attacco è sottovoce, appena sussurrato: «Questa mattina, mi son svegliato, o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao». Ieri, un breve video della performance fa il giro del web. «Numerose segnalazioni» arrivano a Galeazzo Bignami, deputato di Forza Italia. Che titola un post su Facebook ‘A Bologna Dio ti vede, Stalin ti sente’». E sbotta: «Cosa c’entra il canto simbolo della Resistenza con una rassegna natalizia in chiesa?».

Il deputato di FI continua: «Ritengo inaccettabile che un canto di guerra partigiano (cioè di una parte) e divisivo, connotato evidentemente e notoriamente da un significato politico, venga eseguito in quel contesto e in questo momento». Non c’è che dire, continua il deputato, «un canto tipicamente ‘natalizio’ e di pace». E aggiunge: «Non starò qui a ricordare le decine di preti ammazzati da partigiani che intonavano quella stessa canzone che oggi il parroco pare ritenere di poter ospitare nell’ambito di una rassegna natalizia».

Bignami quindi precisa: «Non va bene. Come non sarebbe andato bene se avessero cantato Faccetta nera. Il discorso vale per qualsiasi altra canzone di qualsiasi altra parte politica». E che «nessuno ci venga a parlare del fatto che si tratta di un canto della Resistenza perché, anche se qualcuno finge di non ricordarselo, da nessuna parte nella nostra Costituzione si fa riferimento a quel periodo storico».

Il parroco, don Massimo Ruggiano, si dice «dispiaciuto» dal clamore suscitato dall’iniziativa, «un concerto eseguito da un coro multiculturale, composto da persone di tutte le età, con canti popolari e natalizi internazionali». Il sacerdote precisa di «non avere, purtroppo, potuto vedere in anticipo il programma, per cui non sapevo che cosa avrebbero cantato». Don Massimo si dice però «dispiaciuto che la canzone – intesa dagli organizzatori come un canto popolare – abbia suscitato un grande polverone. È stato un errore di cui mi scuso, ma compiuto assolutamente senza alcuna intenzione provocatoria, polemica o di divisione. Le cose sono andate esattamente così, al di là delle interpretazioni che ne sono seguite. Mi dispiace del disguido».