Giulio Lolli
Giulio Lolli

Bologna, 6 novembre 2017 - Sawan piange da giorni, da quando una delle più temibili e potenti milizie libiche hanno portato via suo marito, Giulio Lolli. E’ spaventata a morte, ma è anche decisa a fare tutto il possibile per farlo tornare a casa.

Cosa è accaduto quel giorno?
«Ero stata in palestra e quando sono rientrata a casa ho visto quegli uomini e mio marito legato. Lui era in piedi e continuava a chiedere in inglese: 'chi siete, cosa volete? Io non vi conosco'. Loro sembravano capire poco o niente, gli hanno solo risposto che avevano un ordine di arresto nei suoi confronti, ma non hanno detto altro».

Chi erano?
«Le divise erano quelle dei militari della Rada, la milizia più potente di Tripoli. Ma qui la situazione è molto complicata, non c’è un governo, ci sono queste milizie che stanno agendo fuori dalla legge».

Suo marito comandava un gruppo che pattuglia le coste per contrastare il fenomeno dei clandestini. E’ possibile che il suo arresto sia legato a questo?
«Non lo so, nessuno mi dice niente, non sappiamo perché è stato preso. Ma negli ultmi tempi so che altri italiani sono stati arrestati, soprattutto insegnanti».

Lolli ha mai ricevuto minacce?
«Non che io sappia. Qui lui è molto benvoluto, tutti lo rispettano e lo salutano per strada. Non l’ho visto preoccupato per qualcosa».

Da quanto non ha sue notizie?
«Dal giorno che è stato arrestato, una settimana. So che l’hanno portato in una struttura vicino all’aeroporto, non è proprio una prigione, e questo un po’ mi consola».

Ha paura che possa accadergli qualcosa di grave?
«Sono molto spaventata, e anche sua madre che ho appena sentito al telefono dall’Italia. Chiedo solo che qualcuno ci aiuti...».