In 150 al Corno alle Scale "Stop alla seggiovia"

Gli ambientalisti contrari alla nuova opera: "Deturpa il paesaggio ed è inutile". Il sindaco Polmonari: "Il nostro territorio ha bisogno di lavoro e turismo"

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di Massimo Selleri

Il tam-tam tra i social ieri mattina ha portato più di 150 ambientalisti, tutti con la mascherina e distanziati, a sfidare la pioggia e a raggiungere il Corno alle Scale per manifestare contro la costruzione di un nuovo impianto che collegherà il parcheggio "Le Polle" con il rifugio del Lago Scafaiolo. Il motivo della contestazione è legato all’impatto che la costruzione della nuova seggiovia a quattro posti e l’abbattimento delle due vecchie strutture avrebbe sul parco della montagna. Tra i nodi del contendere c’è anche il costo, sette milioni di euro che, stando alle opinioni dei partecipanti, potrebbero essere investiti in una maniera più utile alla montagna e all’ambiente. "Il surriscaldamento globale non consente la pratica dello sci sotto i 1800 metri – spiega il coordinatore dell’iniziativa Paolo Carati – in modo sostenibile, quindi, questa seggiovia rischia di distruggere per sempre l’unica vera risorsa della popolazione: l’ambiente e il paesaggio".

Di opinione completamente diversa l’amministrazione di Lizzano guidata dal sindaco Sergio Polmonari. Il Comune è infatti convinto che la struttura serva per abbattere le barriere architettoniche consentendo anche ad anziani e invalidi di raggiungere il rifugio, considerando inoltre che una delle due vecchie seggiovie è ancora alimentata a gasolio. "Sono molto dispiaciuto – spiega Polmonari – per non aver potuto presentare il progetto in una assemblea cittadina, ma durante la pandemia questo non ci è stato possibile. Probabilmente alcune delle critiche che ci sono state rivolte da chi ieri ha manifestato non ci sarebbero, ma è giusto ascoltare e rispettare tutte le posizioni. Detto questo abbiamo bisogno di questa struttura per incrementare il turismo in montagna tenendo presente che quello di chi arriva al parco da casa con il panino e la bottiglietta non aiuta l’economia locale. Lizzano negli ultimi due anni ha perso più di 200 residenti e molti hanno deciso di andare vie perché qui non ci sono prospettive. Per questo dobbiamo investire su opere che possano dare la possibilità di un lavoro a chi vive in montagna". La vede invece diversamente il consiglio di Azimut club, associazione di escursionisti di Modena, che ha deciso di scrivere una lettera alla Regione. "Si tende a favorire un tipo di sviluppo basato solo su impianti di risalita con costi enormi di costruzione ma soprattutto di mantenimento: infatti la stagione di neve da tempo non è più garantita a causa dell’innalzamento delle temperature – spiegano nella missiva –. Favorire uno sviluppo che garantisca eventuale occupazione per 3-4 mesi all’anno non rientra nei progetti sostenibili anche economicamente".

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