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28 apr 2022

"Mentirono al giudice sulla strage: a giudizio"

La decisione del gup Ziroldi per l’ex Nar Ciavardini, Vinciguerra e Stefano Sparti. Si torna in aula l’11 ottobre. La difesa: "Pronti a portare nuove prove"

28 apr 2022

Luigi Ciavardini, già condannato tra gli esecutori materiali della strage del 2 agosto, tornerà di nuovo a parlarne in tribunale l’11 ottobre, rinviato a giudizio per falsa testimonianza. Chiamato come teste nel processo in Corte d’Assise a carico dell’ex Nar Gilberto Cavallini - poi condannato all’ergastolo tra gli esecutori dell’attentato - Ciavardini, secondo l’accusa, avrebbe nascosto l’identità degli amici di Cavallini che lo ospitarono a Villorba di Treviso tra luglio e agosto 1980. La decisione è arrivata ieri all’ora di pranzo, alla fine dell’udienza preliminare , con il gup Alberto Ziroldi che ha rinviato, assieme all’ex Nar, anche gli altri due imputati: Stefano Sparti, figlio di Massimo, il grande accusatore di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, e Vincenzo Vinciguerra, ex di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, che sta scontando l’ergastolo per la strage di Peteano.

Inizialmente erano 12 i testi accusati dalla Procura, con il pm Antonello Gustapane, di falsa testimonianza e reticenza per alcune dichiarazioni rese durante il processo Cavallini, ma poi le altre posizioni sono state archiviate. Nel dettaglio, Ciavardini andrà a processo perché, nelle udienze del 9 e 16 maggio 2018, ha "taciuto l’identità del personale medico che lo aveva curato per la ferita riportata durante l’attentato" e "l’identità di coloro, amici di Cavallini, che lo avevano ospitato a Villorba e zone limitrofe tra luglio e agosto 1980, quando non era in casa di Cavallini". Vinciguerra, invece, è ritenuto reticente perché non ha voluto fare i nomi delle persone da cui seppe di "un eventuale collegamento di Fioravanti e Cavallini tra il gruppo veneto di Fachini e i gruppi romani e di Tivoli di Signorelli e Calore".

A Stefano Sparti, infine, vengono contestati alcuni passaggi della testimonianza resa il 12 dicembre 2018, caratterizzata da diversi "non ricordo". Tra questi, l’accusa cita quello relativo alla visita in ospedale al padre tre giorni prima della morte, ospedale che Sparti "non sapeva né dove fosse, né come si chiamasse". E in quell’occasione, ricordava poi la Procura, quando l’odierno imputato chiese al padre "perché avesse testimoniato il falso sulla strage", dicendo cioè che "Fioravanti e Mambro erano alla stazione in abiti da turisti tedeschi", quest’ultimo,in preda a "dolori lancinanti, soffrendo le pene dell’inferno, gli aveva risposto che ‘non potevo fare altrimenti e l’ho fatto per voi’".

"Non sono sorpreso dalla decisione del giudice – le parole del legale di Sparti, l’avvocato Alessandro Pellegrini –: in dibattimento chiederemo l’escussione di numerosi testimoni che afferiscono alla vicenda di Massimo Sparti, che è la pietra angolare del processo sulla strage e che secondo noi ha deposto il falso". Tra i testimoni che la difesa intende chiamare c’è Francesco Ceraudo, già direttore del centro clinico penitenziario di Pisa, secondo cui la scarcerazione di Massimo Sparti, avvenuta grazie a un certificato medico falso, sarebbe stata il prezzo della sua testimonianza contro i Nar. La sua testimonianza era stata già richiesta dalla difesa, senza successo, anche nel processo a Cavallini, e ora Pellegrini intende fare un nuovo tentativo, per "dimostrare la falsità delle dichiarazioni rese all’epoca da Massimo Sparti", e la conseguente attendibilità del figlio.

n. t.

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