Ikea Bari dove mor� il piccolo Giulio soffocato dalla polpetta, 21 Aprile 2014. ANSA/LUCA TURI
Ikea Bari dove mor� il piccolo Giulio soffocato dalla polpetta, 21 Aprile 2014. ANSA/LUCA TURI

Bologna, 1 ottobre 2014 - Per modificare orli, merletti, grembiuli e tovaglie dell'Ikea di Casalecchio di Reno rivolgersi alla sartoria del carcere della Dozza a Bologna "Gomito a Gomito". A personalizzare l'acquisto dei clienti che lo richiedono, penseranno le detenute che da 4 anni lavorano nel laboratorio sartoriale realizzato dell'Amministrazione penitenziaria e dalla cooperativa Siamo qua. Una collaborazione, quella con il punto vendita della multinazionale svedese, iniziata già un anno fa quando furono donate stoffe e altri materiali al laboratorio. "Da quei materiali le ragazze hanno realizzato borse, sciarpe e altri oggetti - racconta Enrica Morandini della cooperativa Siamo Qua- che quest'estate sono stati poi venduti all'interno del negozio e da cui abbiamo ricavato quasi 5 mila euro".

Da questo primo incontro è nata poi l'idea di dare continuità all'iniziativa, attraverso la stipula di un contratto in cui l'Ikea da' in appalto al laboratorio "Gomito a Gomito" il lavoro personalizzazione per i clienti che lo richiedono. "Tutte le volte che qualcuno volesse personalizzare gli oggetti che acquista - continua Morandini della cooperativa Siamo Qua - questo lavoro verrà svolto dalle nostre sarte".

Il ricavato del lavoro rimarrà alla sartoria per pagare stipendi e comprare le attrezzature che servono. A lavorare all'interno del laboratorio per 4 ore al giorno sono 3 ragazze a cui presto si aggiungeranno altre 2 detenute come tirocinanti. Il progetto Gomito a Gomito, che prende il nome dalla via dove si trova il carcere e dal poco spazio che le detenute avevano per lavorare, è nato nel dicembre del 2010 con lo scopo di avviare un percorso di formazione e lavoro che aiutasse le ragazze coinvolte anche una volta uscite dal carcere. "Un lavoro che dobbiamo fare adesso è quello di ampliare gli spazi a disposizione - dice Claudia Clementi, direttrice del carcere Dozza - in modo da consentire alle ragazze di poter lavorare meglio e non più gomito a gomito".