Spaccio in Montagnola
Spaccio in Montagnola

Bologna, 27 agosto 2017 - I magrebini, in Montagnola, non si vedono più. Il mercato dello spaccio, fisiologicamente, segue flussi e movimenti, anche migratori. E, periodicamente, cambia volti e ‘padroni’. Così è accaduto nel parco al centro della città dove, dati dei carabinieri della compagnia Bologna Centro alla mano, negli ultimi mesi il 90% degli arrestati per spaccio è di origine centrafricana. Gambiani e nigeriani, in particolare, ma anche ghanesi e guineani gestiscono in esclusiva la vendita al ‘dettaglio’ della marijuana in città.

Un mercato concentrato alla Montagnola, appunto, ma che punta a espandersi anche verso la zona universitaria, area appannaggio esclusivo di tunisini e marocchini, almeno di giorno. Perché quando cala la sera, la piazza viene condivisa, in una sorta di tacito accordo di non belligeranza tra spacciatori. Una convivenza possibile perché, al momento, i due macrogruppi si occupano della vendita di sostanze diverse: ai nordafricani spetta infatti lo smercio di hashish, soprattutto, ma anche dell’eroina e, in casi più sporadici, della cocaina.

Il cambio ai vertici delle piazze risente, come detto, della situazione politica internazionale e degli arrivi di migranti dagli stati centrali dell’Africa: una manodopera a basso costo abbondante, che permette ai grossisti di avere un ricambio costante di ‘cavalli’, da selezionare direttamente fuori dai centri di accoglienza. Non stupisce, quindi, il fatto che la quasi totalità dei centrafricani arrestati o denunciati per spaccio, la maggior parte senza fissa dimora, abbia lo status di richiedente asilo.

Arginare un fenomeno che vede numeri in continua crescita non è semplice, complice anche una normativa che, per il piccolo spaccio, non prevede neppure l’arresto. Ma i risultati non mancano e il lavoro degli inquirenti permette di renderli effettivi: nel solo periodo estivo, i militari della Bologna Centro hanno arrestato circa quaranta spacciatori (120 dall’inizio dell’anno), un dato in linea con la media degli altri anni e con la ‘flessione’ estiva del fenomeno, dovuta alla diminuzione dei consumatori e quindi della domanda.

E molti arresti si sono tramutati in misure cautelari: da un lato le aggravanti, come la possibilità di contestare lo spaccio vicino ai luoghi di studio, dall’altro la costante violazione di misure come il divieto di dimora da parte dei pusher, fanno sì che per gli spacciatori recidivi si aprano le porte della Dozza. E poi, una buona parte la fanno i controlli, intensificati in tutto il territorio. Un esempio per tutti, la situazione della Bolognina, dove tra i servizi mirati anti-droga, il progetto ‘Strade sicure’ in sinergia con l’esercito e la collaborazione dei cittadini, pronti a segnalare alle forze dell’ordine movimenti e persone sospette, la presenza di pusher in strada ha visto negli ultimi mesi un notevole calo.