di Federico Del Prete Stampano i compiti a casa per i più piccoli. Consegnano i quotidiani a domicilio a chi non può muoversi da casa. Raccolgono i pacchi da spedire in posta. Regalano un sorriso e un contatto umano in un periodo in cui se ne sente così tanto la mancanza. Tra le attività aperte in questa quarantena senza data di scadenza, ci sono anche le edicole. Punti di riferimento che sembrano tenerci legati a una quotidianità sparita all’improvviso. "Essere aperti non è obbligatorio, ma praticamente tutti hanno deciso di non chiudere", spiega Giuseppe...

di Federico Del Prete

Stampano i compiti a casa per i più piccoli. Consegnano i quotidiani a domicilio a chi non può muoversi da casa. Raccolgono i pacchi da spedire in posta. Regalano un sorriso e un contatto umano in un periodo in cui se ne sente così tanto la mancanza. Tra le attività aperte in questa quarantena senza data di scadenza, ci sono anche le edicole. Punti di riferimento che sembrano tenerci legati a una quotidianità sparita all’improvviso. "Essere aperti non è obbligatorio, ma praticamente tutti hanno deciso di non chiudere", spiega Giuseppe Marchica, segretario del Sinagi, il sindacato nazionale dei giornalai: "I fatturati sono molto più bassi, ma abbiamo un ruolo a cui non possiamo derogare: garantire l’informazione, la gente ha bisogno di sapere cosa sta accadendo". E in quest’ottica, la carta stampata si sta prendendo una piccola rivincita nonostante tutte le televisioni siano colme di programmi sul virus dalla mattina alla sera.

"I giornali si vendono di più rispetto a prima e questo ci fa molto piacere", spiega Maurizio Minardi, titolare di un’edicola in via Sardegna: "Non ce l’aspettavamo, ma evidentemente di fronte al tambureggiare di notizie in televisione serve un momento di riflessione e di analisi per comprendere bene ciò che sta accadendo".

Impressione confermata anche al Centro Nova, da Renzo Montanari, che ha deciso di restare aperto, unica attività del centro commerciale a serranda alzata insieme al supermercato e a pochi altri: "La gente è assuefatta dalla tv e sta tornando ad amare il piacere di sfogliare un quotidiano". Sarà anche il maggiore tempo a disposizione: "Sicuramente, non abbiamo mai venduto tante parole crociate come in questo periodo", ridacchia Renzo.

Le edicole della città, però, non sono solo rivendite di giornali. "Aiutiamo chi non ha una stampante con i compiti a casa dei figli o per i moduli necessari a circolare", prosegue Minardi: "Recuperiamo raccomandate e pacchi per la posta, facciamo fotocopie e paghiamo anche multe e bollettini", mentre Montanari al Centro Nova gestisce anche il punto di vendita all’interno del supermercato.

"Siamo indispensabili: i giornali e le edicole tornano a essere punti di riferimento importanti, delle certezze nelle vite delle persone, come abbiamo sempre creduto anche se ci ascoltavano poco", tira le somme Marchica: "A emergenza finita, ci aspettiamo un riconoscimento concreto da parte del Governo". Quale? "Il premier ci ha inserito tra le attività di pubblica utilità e di questo siamo grati, speriamo non se ne dimentichi, soprattutto alla luce del rischio che ci siamo presi a esporci in prima linea durante l’epidemia". Sul tavolo, dunque, restano il rinnovo dell’accordo nazionale di settore, fermo da un decennio, e i bandi per i chioschi, "che non possono essere considerati attività commerciali pure".