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4 gen 2016

Uno Bianca, strage del Pilastro, 25 anni di dolore. Le foto

Commemorazione per l’eccidio dei tre carabinieri con il vescovo Zuppi. Merola: "Pene ridotte? Nulla da scontare". La mamma di Stefanini: "Non riesco a perdonarli"

SCHEDA Ecco cosa accadde quella notte

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Mons. Matteo Maria Zuppi, vescovo di Bologna, saluta la madre di Otello Stefanini durante la commemorazione del 25mo anniversario dall'uccisione di tre carabinieri al quartiere Pilastro ad opera della banda della 'Uno bianca', Bologna, 4 gennaio 2016. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Bologna, 4 gennaio 2015 – Venticinque anni dopo, Bologna non vuole dimenticare. La strage del Pilastro, dove il 4 gennaio 1991 furono trucidati tre giovanissimi carabinieri, Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini, fu l’apice della barbarie della banda della Uno Bianca.

«Quei ragazzi sono caduti per noi e noi non li vogliamo dimenticare, perché la speranza è che anche se nell’uomo c’è Caino, il male non abbia l’ultima parola», ha detto l’arcivescovo Matteo Zuppi, durante la messa nella chiesa di Santa Caterina al Pilastro: «Continuiamo ad essere uomini per difendere questo ‘noi’, anche per loro, per questi ragazzi».

Tanta la commozione e tante le persone. «Una ferita indimenticabile, un delitto orribile», il ricordo del sindaco Virginio Merola: «E’ stata incredibile che ci ha rinsaldato sul fatto che le cose possono cambiare. La Polizia ha epurato definitivamente queste persone. Guardiamo avanti, sapendo che il male può esistere dove meno ce lo aspettiamo».

Anna Maria Stefanini, madre di Otello, è venuta a Bologna come tutti gli anni: «E’ una cosa che non finisce mai, finché vivrò: per una mamma questo dolore non finisce mai». E perdonare è impossibile: «Sono cristiana, credo in Dio e in questo Papa che adoro, ma sarei falsa se dicessi che ho perdonato. Non riesco a perdonare».

Zuppi si è fermato a parlare con lei e con la sorella di Andrea Moneta, scherzando sulle comuni origini capitoline: «Guardate avanti, ma non dimenticate il passato», il suo messaggio. Poi, durante l’omelia, ha voluto ricordare tutte le vittime della banda (24, dal 1989 al 1994), «compresi quelli con nome straniero, ricordiamo anche loro».

Tullio Del Sette, comandante generale dei Carabinieri, ha reso omaggio a Mitilini, Moneta e Stefanini: «Sono nostri eroi, eroi di tutti. Auspico che una stazione dell’Arma venga trasferita al Pilastro e porti il loro nome».

Infine, si è levato unanime ancora una volta un coro contrario agli sconti di pena chiesti in questi anni dalla banda. «Credo ci sia veramente poco da scontare», ha tagliato corto Merola, mentre Rosanna Zecchi, presidente dell’Associazione delle vittime, è categorica: «Sono stati spietati e cattivi, perciò non ci vengano a chiedere niente, perché non daremo mai né perdono né niente. E ci staremo sempre attenti perché restino in carcere».

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