Bologna, 11 aprile 2017 - Sulla carta, la Sit Società italiana tecnospazzole di Casalecchio ha 110 anni di vita. Anche se, in realtà, nel 1908, quando Alessandro Acquaderni la fondò, lo fece acquistando un laboratorio di pennelli che esisteva dal 1662. Bella scommessa la sua, ma nulla in confronto a quella che, anni dopo, fece suo nipote Pietro: era il 1962, e a tre secoli esatti dalla produzione del primo pennello, la produzione fu interamente convertita alle spazzole (VIDEO).

Alessandro Acquaderni, 29 anni, omonimo del fondatore, quinta generazione con il fratello Marco, 31 anni: e la vostra rivoluzione?
«Nel 2015 abbiamo avviato un rebranding di marchio e prodotto. L’obiettivo è ‘innovare nella continuità’».

Vuol dire?
«Che presentarsi ai clienti con una storia così lunga alle spalle è una garanzia, ma non basterebbe da sola: dobbiamo al tempo stesso dimostrare di essere ancora industrialmente vivaci».

E come si fa?
«Ci siamo impegnati a lanciare ogni anno almeno un nuovo prodotto».

L’ultimo arrivato?
«Clepsydra, fine 2016. È una spazzola per eliminare la ruggine con una forma studiata per gli oggetti dai profili complessi come reti e ringhiere».

Com’è andata?
«Ne abbiamo vendute migliaia e migliaia in pochissimo tempo. D’altronde era un problema che nessuno, prima, aveva pensato di risolvere».

Questa era l’innovazione del 2016. E l’anno prima?
«Abbiamo applicato le nostre spazzole ai decespugliatori, un’alternativa ai diserbanti e ai decespugliatori a laccio di nylon, che si consuma in fretta».

Al 2017 avete già pensato?
«Ci inventeremo qualcos’altro, anche grazie a un nuovo progetto che si chiama Sit-Idea. È una chiamata alle idee che, dall’ufficio tecnico, si allarga a tutta la famiglia Sit, dai dipendenti ai collaboratori e ai commerciali: ognuno fa la propria proposta e ogni quattro mesi premiamo le migliori con un contributo simbolico di 250 euro, a prescindere dall’effettiva realizzazione o meno. Anche così continueremo a innovarci nella tradizione».

Tradizione vuol dire anche ‘Spid’, una spazzola manuale multiuso brevettata nel ’66. Romantica, ma non è stata stracciata dalla tecnologia?
«E invece resta imbattibile: ne abbiamo vendute negli anni più di 60 milioni, e l’anno scorso ha compiuto 50 anni di produzione».

Come l’avete festeggiata?
«Con una grigliata in giardino, e soprattutto con una nuova macchina per produrla. Innovarla ci sembrava il modo migliore per celebrarla».

Fu una delle tante rivoluzioni di suo nonno. La più imprevedibile?
«Nel 1968, appassionato di sci, sognò una pista fatta di spazzole su cui scivolare anche in estate, come fosse neve. Siamo ancora gli unici a realizzarle. Una nicchia per noi, ma fa parte della tradizione di famiglia. Come la voglia di innovare: guardando al futuro, il campo di applicazione delle nostre spazzole è ancora infinito».