Bologna, 16 luglio 2019 - Dritti sulla guarigione, proprio come sul pallone. Gli occhi di Sinisa non perdono di vista la lotta contro la leucemia, esattamente come faceva con quella sfera, da calciare via con tutta la forza. Ieri la giocata d’anticipo, con l’ingresso in ospedale per curarsi. Oggi infatti il tecnico serbo avrebbe dovuto iniziare la terapia d’urto (video), ma in accordo con lo staff medico del suo club e con quello del reparto di ematologia dell’Istituto Seragnoli del Policlinico Sant’Orsola ha anticipato di un giorno la sua «battaglia». «All’attacco, fin dal primo momento» ha detto lo stesso Sinisa, in una nota pubblicata sul proprio sito ufficiale del Bologna.

Il commento Il coraggio dei tanti Sinisa - di Gabriele Canè

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Istituto Seragnoli che con i suoi 36 posti letto è il più grande reparto di ematologia in Regione, e uno dei principali a livello nazionale. Lo confermano i numeri dello scorso anno: «Nel 2018 - spiega Antonella Messori, direttore generale del Sant’Orsola - sono stati ricoverati 563 pazienti in totale. Il 64% di loro - precisa - provenivano da Bologna e provincia, il 12% dal resto della regione e il 24% dal rimanente territorio nazionale». Spicca quindi il fiore all’occhiello cittadino anche al centro della Penisola, diventando un’attrazione importante anche per i pazienti che vengono segnalati dagli altri ospedali.

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Da sentenza a malattia guaribile - ovviamente non in tutti i casi -, «rispetto a 10 anni fa abbiamo fatto passi da gigante - aggiunge Messori -, basti pensare che i trapianti di cellule staminali portati a termine nel 2018 sono 190, di cui 47 dalla nostra banca del midollo osseo (quindi da donatore) e i restanti ‘autologi’, ovvero dal midollo del malato».

Malato che passa per prima cosa attraverso un’importante fase di diagnosi, «indispensabile per caratterizzarne il genoma - spiega Michele Cavo, direttore dell’Istituto di ematologia -, e sulla base di questo sviluppare una terapia, fatta di farmaci mirati. Il progresso ha permesso, in alcuni casi, di triplicare la sopravvivenza dei pazienti, e in altri casi di leucemie croniche o acute, di incrementare le possibilità di guarigione fino al 90%». La chiave è proprio la ricerca di quei geni mutati, responsabili dell’insorgere della malattia.

C’è poi tutto un contesto dietro la lotta di un malato per la guarigione: «Abbiamo messo a punto un percorso di supporto alla terapie, che prevede un completo setting assistenziale - aggiunge Messori -, dal supporto della terapia intensiva fino alla consulenza neurologica, senza dimenticare il servizio trasfusionale, indispensabile in un reparto come quello di ematologia, parte integrante di una lotta al male che ogni giorno compie passi avanti».