Andrea Mingardi e Mogol protagonisti di ‘Canzoni di una vita’
Andrea Mingardi e Mogol protagonisti di ‘Canzoni di una vita’

Bologna, 15 aprile 2015 - CI SONO CANZONI che nei pochi minuti di una semplice melodia riescono a raccontare il desiderio di trasformazione, i sogni, le aspirazioni di una generazione con maggiore efficacia di qualsiasi trattato accademico. Sono i ritornelli pop ad aver sottolineato, con il loro forte potere evocativo, i grandi cambiamenti sociali, dal dopoguerra del rock’n’roll alla psichedelia dei Beatles. Canzoni di una vita alle quali è dedicato lo spettacolo omonimo messo in scena in anteprima il 30 aprile al teatro Duse di Bologna, dal cantautore bolognese Andrea Mingardi, insieme con Mogol, il paroliere simbolo della migliore canzone d’autore italiana.

Mingardi, come si svilupperà il suo dialogo con Mogol sul palco?

«Ho fortemente voluto questo spettacolo perché finalmente potrò fare in pubblico tutte le domande che ogni appassionato di musica vorrebbe porre a Mogol. Discutere con lui sulle fonti della sua ispirazione. Sarà un’immrsione totale costellato di nomi e personaggi famosi».

Quelli delle ‘Canzoni di una vita’.

«Certo e naturalmente le canzoni che interpreterò saranno solo un pretesto per attraversare la storia del nostro paese. Sfileranno i grandi classici, composti da Mogol, da A chi a Una lacrima sul viso sino alle canzoni per Mina, Morandi e Battisti. Alla fine il pubblico diventerà il protagonista di lunga festa musicale nella quel ognuno ritroverà un frammento allegro, malinconico, comunque importante del proprio vissuto».

Insomma, smentendo Bennato, ‘non sono solo canzonette’...

«Credo che ognuno di noi, alla fine del suo transito terrestre, porterà con sé poche, essenziali cose. Il grande amore ma anche la sua canzone preferita. Per cui lo spettacolo ha più a che fare con quello che noi realmente siamo, con le strade che prendono i nostri sentimenti piuttosto che, semplicemente, con la musica».

Quali altre ‘Canzoni di una vita’ ascolteremo?

«Tantissime, e saranno in molti a stupirsi del repertorio immenso di canzoni scritte da Mogol. Da La canzone del sole e Un’avventura di Lucio Battisti a Senza luce, versione italiana cantata dai Dik Dik del super successo dei Procol Harum A Wither Shade of Pale che Mogol adattò alla nostra lingua, sino alla mia Mogol e Battisti, un omaggio a due maestri, che ho affidato alla voce di Mina».

E le sue canzoni? Quelle che porterebbe sull’isola deserta?

«Io vengo dal soul, dal blues, dalla musica nera. Passioni che porterò sul palco cantando Stand By Me di Ben E. King e Georgia on My Mind celebre nell’interpretazione di Ray Charles».

Come ha convinto Mogol, persona molto schiva a esordire sul palco?

«Semplice: Bologna è la città della musica, delle balere, degli orchestrali. Qui ci sono le radici di tutta la canzone d’autore italiana».