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Bologna, 23 marzo 2015 - «OGGI è venuto a trovarmi il mio amico Claudio, abbiamo passato un paio d’ore insieme parlando di musica e raccontandoci le nostre esperienze...» aveva postato Gianni Morandi sulla sua pagina Facebook il 6 marzo scorso, incassando 1 milione e duecentomila «mi piace». Figurarsi cosa succederà in rete domani, quando la super coppia Baglioni-Morandi ufficializzerà il progetto di esibirsi per dieci sere sotto la luna del Foro Italico. Ieri il quasi annuncio (velato di mistero) sulle rispettive pagine Facebook. I due si sono conosciuti nel 1969 alla presentazione del singolo “Signora Lia” e, nonostante una differenza anagrafica di soli sei anni, la prima impressione dell’emergente Claudio davanti al monumento Gianni fu condizionata dal suo ingenuo giovanilismo: «cosa avrei da spartire io con questo vecchio?». 

IL TEMPO ha riequilibrato i valori in campo, così lo scorso dicembre Baglioni è stato uno dei primi a celebrare in tv i 70 anni di Morandi: «Il vincitore è un sognatore che non si è mai arreso, tanti auguri capitano» gli aveva detto al microfono di “UnoMattina”. E “Capitani coraggiosi” dovrebbe essere pure il titolo dell’evento messo in piedi dalla coppia, col cuore a Rudyard Kipling e il pensiero ai 65-70 mila che li applaudiranno allo Stadio del Tennis. Sarà un evento solo romano? Difficile pensarlo, come è difficile pensare che quest’incontro non avrà corollari televisivi o discografici. Certo è che i rispettivi management lavoravano sul progetto da quasi un anno, da quando ha ripreso quota l’idea di un tour assieme messa in cantiere da Baglioni e Morandi nel 2007 sul lungomare de La Valletta dopo il concerto a tre con Riccardo Cocciante sotto l’egida di “O’Scià”.

COCCIANTE s’era poi sfilato, ma il proposito aveva continuato ad incrociare i progetti degli altri compagni. Baglioni e Morandi s’erano ritrovati nello stesso disco nel 1970, grazie a un 45 giri Rca che riportava su un lato “Una favola blu” e sull’altro “Al bar si muore”. Assieme a Franco Migliacci e a Roy Phillips, poi, Baglioni nel ’74 aveva scritto per Morandi “Come ogni sera” e Morandi aveva cantato “Poster” nel suo tour teatrale dell’86. Nel 2007 avevano inciso assieme “Un mondo d’amore” nell’antologia del’idolo di Monghidoro “Grazie a tutti” e due anni dopo Gianni (anzi Gian Luigi, come lo chiama con correttezza anagrafica il sodale) s’era sentito in dovere di restituire la cortesia con un cameo tra i solchi “Q.P.G.A.”, titanico rifacimento baglioniano dell’album “Questo piccolo grande amore” affollato da una settantina di ospiti. A volte per affinità elettive altre per marketing, pure nella musica, infatti, l’unione fa la forza. 

BASTA ricordarsi di storici connubi come il recital Mina-Gaber, in cartellone nei principali teatri della penisola tra il ’69 e il ’71, ma anche i tour a due di Ornella Vanoni e Gino Paoli, di Lucio Dalla e Francesco De Gregori (con Ron), di Dalla e Morandi, di Jovanotti e Luca Carboni, di Pino Daniele e Pat Metheny, di Neri Marcoré e Luca Barbarossa, o quelli a tre di Jovanotti, Pino Daniele ed Eros Ramazzotti, di Niccolò Fabri, Daniele Silvestri e Max Gazzé, e addirittura a quattro di Pino Daniele, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e Ron. E questo per non parlare di altre collaborazioni eccellenti come quella di De André con la Pfm e di Guccini con i Nomadi o di Anna Oxa con i New Trolls. 
MA L’UNIONE fa la forza soprattutto in America e in Inghilterra, dove queste tournée «multiple» sono all’ordine del giorno, basta pensare alla (strana) coppia Sting & Paul Simon in arrivo a Milano il 30 marzo, e a quella (swingante) di Lady Gaga con Tony Bennett, di scena ad Umbria Jazz il 15 luglio, o, andando più indietro nel tempo a quelle di Bob Dylan con i Grateful Dead, con Santana, con Mark Knopfler, o ancora a quelle di Burt Bacharach con Dionne Warwick, di Elton John con Eric Clapton fino a Beyoncè con il marito Jay-Z, o alla coppia (in allestimento) Rihanna e Kanye West.