
Nel 2000 ad allenare il Cesena il compianto Walter Nicoletti, qui con Arrigo Sacchi
Tre vittorie bianconere, due per il Cosenza, tre pareggi. Questo il resoconto dei match contro i calabresi al Manuzzi, ma tre tasselli restano storici, due negativi e l’altro positivo. Il Cesena-Cosenza del 4 giugno 2000 è probabilmente la partita più chiacchierata e ricca di sospetti della storia bianconera, non fu avviata però mai nessuna indagine, quindi nessuna prova certa, solo voci, forti, fortissime che non tutti avessero tirato dalla stessa parte. Ma l’errore principale fu della società che a marzo – il tecnico era il compianto Walter Nicoletti, un galantuomo che restò colpito per sempre da quella retrocessione rocambolesca – ritenne la squadra già salva con 9 punti di distacco sulla zona minata.
Così iniziò il tempo della pareggite; si parlava continuamente del nuovo allenatore del prossimo campionato (da Agostinelli a Mutti) togliendo forza a Nicoletti. Colpe grosse in campo e fuori. Quel 4 giugno 2000, penultima di campionato, il match con un Cosenza ormai tranquillo pareva scritto; una vittoria e sarebbe stata salvezza. Invece successe di tutto, errori clamorosi in casa bianconera tra i pali, in difesa e in attacco. Al 47’ i ragazzi di Mutti passarono in vantaggio con Malusci, raddoppio di Pisano al 58’, Campolonghi e Taldo riportarono la situazione in parità tra il 65’ e il 68’, ma De Francesco al 73’ siglò il nuovo vantaggio ospite, un minuto dopo rispose ancora Campolonghi, 3-3. Arrivò la notizia che a Pistoia (i toscani erano i diretti concorrenti dei romagnoli) la gara contro il Napoli era stata momentaneamente sospesa.
Al Manuzzi furono aperti i cancelli, i tifosi entrarono in campo, fu il caos totale e dovettero intervenire le forze dell’ordine. L’arbitro Racalbuto sospese il match, capitan Baronchelli al microfono invitò il pubblico a uscire, a stare calmo altrimenti sarebbe stato peggio. Si riprese a fatica a giocare, il direttore di gara aveva capito l’aria che tirava, finì pari. L’ultima partita il Cesena pareggiò (1-1) a Bergamo e l’Atalanta prese il punto per la A, la Pistoiese vinse a Ravenna e fu spareggio salvezza tra Cesena e Pistoiese pari a 45 punti. I toscani vinsero 3-1 all’andata, il gol di Cangini al ritorno non servì a evitare una retrocessione ricca di veleni, sospetti e dolorosissima.
Un’altra tappa nefasta fu il 29 maggio 1994: il Cesena di Bolchi, Biato, Scarafoni, Dolcetti e Hubner volava ma in casa col Cosenza perse 1-0, gol di Marulla in contropiede al 62’. I bianconeri vinsero all’ultima giornata a Firenze con una Fiorentina già in A (3-2) ma fu spareggio e sconfitta col Padova a Cremona (2-1 per i veneti). Invece il 24 gennaio 1999 in B scattò la scintilla; dopo dieci giornate Cavasin aveva sostituito Benedetti (mister promozione dalla C) ma aveva vinto una sola gara. Era scritto se non avesse battuto il Cosenza il tecnico veneto sarebbe stato salutato per un ritorno di Benedetti. Fu 3-0 per il Cesena, all’11’ e al 5’ (rigore) Comandini, all’89’ Superbi. E cominciò la cavalcata salvezza.