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2 mar 2022

Caro gasolio, la protesta dei camionisti: "Viaggi corti e guadagni all’osso"

Un giorno sul camion con la ditta Cangini di Sarsina. "Andavamo fino in Lombardia, adesso è proibitivo. Spesi 6.500 euro in più in tre mesi, ma ai grossi clienti non importa. Tra piccoli ci veniamo incontro"

 

annamaria senni
Economia
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Autotrasportatori, la protesta per il caro carburante

Cesena, 2 marzo 2022 - Si parte presto dal piazzale della ditta di autotrasporti Cangini a Sarsina. Il sole è appena spuntato, l’aria piuttosto rigida in questa mattina di fine inverno. Non si perde tempo, perché il viaggio, un breve servizio di navetta che toccherà alcune aziende della vallata, è programmato nei minimi particolari e devono essere rispettati i tempi previsti per il tragitto, per il carico, e per lo scarico della merce.

Niente è lasciato al caso. Valerio Cangini, 59 anni, che ha fondato l’azienda 30 anni fa, mette in moto il lungo autocarro di dodici metri, che consente il trasporto di 15 tonnellate di merce, e inserisce la sua scheda nel ‘cronotachigrafo’. "È come timbrare il cartellino – dice – permette di controllare che ogni autista faccia le 11 ore di riposo giornaliere obbligatorie e la pausa ogni 4 ore. Le normative sono cambiate e anche noi ci siamo dovuti uniformare alle disposizioni stringenti della Comunità Europea".

Sono tante le cose cambiate, spiega Valerio Cangini, delegato regionale della Confartigianato Trasporti Nazionale, a partire dal caro carburanti che ha messo gli autotrasportatori in seria difficoltà, e ha fermato tir, camion e furgoni specialmente in meridione ma anche a Ravenna. "A Cesena non fermeremo i camion come hanno fatto i nostri colleghi del sud – assicura – il fermo si minaccia ma non si fa, bisogna raggiungere un accordo col governo. Scegliamo la strada della trattativa per avere un prezzo del gasolio che non faccia queste altalene".

Ma quanto ci si rimette con gli ultimi rincari... "Nei primi tre mesi del 2022 arriveremo a perdere il 20% del nostro guadagno rispetto al 2021 – dice – spendiamo circa 6.500 euro in più di gasolio in tre mesi, e l’unico modo per limitare i danni è tenere fermo un camion e fare viaggi più corti per consumare meno. Nei viaggi lunghi si guadagna meno e li abbiamo ridotti, ora arriviamo al massimo in Lombardia, Piemonte o nelle Marche".

L’azienda ha 4 camion, e al momento ne usa 3. A lavorare nella Cangini Trasporti ci sono anche la moglie e il figlio del fondatore, più tre dipendenti. "Ogni mese dobbiamo tirare fuori sei stipendi, tra i 1.500 e i 1.800 euro ciascuno, e non è semplice". L’azienda trasporta prodotti vari, dall’alimentare secco (come farina e pasta) ai ricambi meccanici, all’abbigliamento, ai prodotti di nautica.

"Lavoriamo con aziende medio piccole perché quelle grandi ci sfruttano e impongono tariffe sotto costo – dice Cangini – c’è molta concorrenza e dopo il Covid, la disperazione di alcuni autotrasportatori li ha portati a lavorare a prezzi troppo bassi, chiediamo un tariffario standard per tutti. Chi ci commissiona i viaggi ci deve venire incontro, se il gasolio aumenta all’improvviso dobbiamo trovare la quadra con il committente che si deve fare carico degli aumenti. È importante il nostro lavoro anche nella logistica interna alle aziende, che dovrebbero utilizzare il servizio anche per le tratte brevi".

Siamo ormai arrivati a San Vittore, in un’azienda metalmeccanica dove avviene il primo scarico e carico di merce. I muletti lavorano senza sosta. In tre quarti d’ora siamo pronti per ripartire e alle 8.15 il camion entra nel piazzale di un’altra azienda che produce prodotti meccanici per l’agricoltura e l’edilizia. Nuovo scarico e carico, e di nuovo in strada, verso Mercato Saraceno.

"Consumavamo circa 18mila litri di gasolio al mese fino all’anno scorso, ora ne usiamo meno della metà dedicandoci di più alle aziende locali. Per fortuna la Vallata del Savio è ricca di aziende. Prima del Covid, lavoravamo con 100 ditte, ora siamo scesi a 60. Rischiamo di perdere 20 aziende ogni anno".

Una vita dura quella dell’autotrasportatore? "Gli autisti non si trovano più, perché è un lavoro usurante. Anche se puoi viaggiare e ti senti libero. E quello è impagabile".

 

 

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