Patrizio Fariselli
Patrizio Fariselli

Cesena, 25 ottobre 2018 - “La Romagna? Era un posto caldo per noi Area, poi adottati da Milano. Ma chi lo sa che non sia il tempo di tornare sempre più spesso a Cesenatico. In fondo è dove sono nato...”. È allegra la voce di Patrizio Fariselli, pianista virtuoso e compositore eclettico, colonna di quella scuola di sperimentazione pura che furono gli Area. Un passo per volta, comunque: intanto Fariselli tornerà a Cesenatico per una sera, domani, al Teatro Comunale, per Materiale Resistente, in occasione del 74esimo anniversario della Liberazione della città, in una serata in cui sarà uno e trino: tappeto sonoro per il monologo di Lucia Vasini sulla Resistenza. Ospite sul palco de ‘Lo zoo di Berlino’, quindi protagonista in prima persona, per la presentazione del suo nuovo album solista, il settimo: ‘100 Ghosts’, edito dalla Warner.

Fariselli, partiamo da questo ultimo lavoro. Dove ha guardato stavolta?

“Alla musica antica, anzi, arcaica: il Lamento di Tecmessa, quasi una hit nella Roma del primo secolo, la greca Danza del labirinto (Danza Tsakonikos, canta Grazia di Michele), due melodie dell’antica Tracia, una notazione rinvenuta su una tavoletta d’argilla tra le rovine di Ugarit, da me rielaborata e poi cantata in ugaritico da Claudia Pellini...”.

È rimasto un inguaribile sperimentatore.

“Questi brani sono frutto di ricerche fatte negli anni, per puro gusto personale. Da lì sono nate suggestioni estreme e distopiche: una tavolozza completa di emozioni che vanno dalla dolcezza alla violenza”.

E Lo Zoo di Berlino, con cui si accompagna?

“Con loro collaboro da più di dieci anni. Hanno registrato i live degli Area del 2002, ma anche il mio disco di piano solo del 2005. Il sodalizio è lungo. Sul palco faremo una loro versione de l’Internazionale che parte da quella degli Area per arrivare a sponde perfino più estreme, con suoni lancinanti, martelli pneumatici, cigolii di gru”.

Essere impegnati era già complicato negli anni ‘70. Oggi non è addirittura impossibile?

“Eppure serate come quella di Cesenatico sono la dimostrazione che di resistenza e di solidarietà umana c’è ancora bisogno. E il fascismo è un veleno che va continuamente scacciato dalle coscienze”.

A Cesenatico presenterete anche la riedizione di ‘1978, gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano’, che fu l’ultimo disco con Demetrio Stratos.

“Un album che compie oggi 40 anni. È vecchio, nel supporto, per le modalità di ascolto di oggi. Andava restaurato, e lo abbiamo fatto con gli Zoo di Berlino, per restituirlo a chi lo ha amato”.

A lei piace ancora?

“In modo assoluto. Quel disco spaccava allora, figurarsi oggi”.

Eravate i virtuosi. Sembravate destinati a finire in una teca, e invece mezzo secolo dopo siete più osannati di allora.

“Eravamo appassionati, facevamo un virtuosismo che non è mai stato fine a se stesso. Caratteristica che emerge oggi forse con più forza, poiché la musica è sempre più omologata su certi standard. È per questo che molti sono tornati a guardare agli Area”.