Porto Recanati, 5 dicembre 2018 - "Di questa questione si è fatto un caso politico, perché dal punto di vista professionale non sono attaccabile in nessun modo. Mi auguro che il Consiglio dell’Ordine pensi a cose più importanti, altrimenti sono pronta a difendermi in tutte le sedi necessarie per dimostrare la verità».

E’ delusa e amareggiata, ma non ha perso la sua forza Francesca Risito, l’avvocato 48enne di Loreto ma che lavora a Porto Recanati, finita nell’occhio del ciclone per una sua fotografia, apparsa sul Corriere della Sera, in cui faceva il saluto romano durante una manifestazione autorizzata, che si stava svolgendo a Predappio. Una foto che ha fatto il giro dei giornali e del web e che ha spinto l’Ordine degli avvocati di Ancona, a cui sarebbe arrivata una segnalazione, ad aprire un fascicolo a suo carico.

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«Sono molto delusa dell’apertura di un fascicolo sulla base di una segnalazione anonima – spiega l’avvocato, che ha nominato Gabriele Cofanelli come suo legale di fiducia –, per questo ho inviato una Pec al Consiglio dell’Ordine in cui chiedo che mi venga precisato, in forma scritta, quale sarebbe la supposta violazione di cui mi si accusa e da chi sarebbe partita questa segnalazione. Perché non posso difendermi, se non so da cosa devo difendermi».

A ferire l’avvocato non solo il comportamento dell’Ordine, ma anche di quelli che chiama i «giustizieri della notte», quelli che nascosti dietro la tastiera di un computer l’hanno «insultata, minacciata e diffamata». Tutti «ne risponderanno in tribunale – aggiunge l’avvocato –. C’è chi mi ha dato della miserabile, chi ha detto che avrei dovuto rifarmi il cervello, tutte le persone che saranno identificate con nome e cognome verranno citate davanti al giudice civile e chiederò il risarcimento dei danni. I soldi verranno devoluti ad associazioni animaliste. Per chi non è identificabile con nome e cognome, invece, presenterò querela alla polizia postale per riuscire a risalire alle identità, perché quello che è stato commesso a mio carico è un reato. Provo un grande dolore perché, a 48 anni, essere messa alla gogna pubblica per un fatto privato, per di più tutelato dalle norme come l’articolo 21 della Costituzione che garantisce la libertà di pensiero, proprio non mi va. Tutti i miei amici conoscono le mie ideologie politiche, che vivo nelle sedi opportune e a casa mia, e ritengo che questo si possa ancora fare».

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Precisa di essere di un’altra ideologia politica, l’avvocato Cofanelli che, però, ha accettato l’incarico per «difendere la libertà di pensiero. Se c’è una base di partenza che ci unisce – aggiunge – è che una collega debba affrontare una vicenda del genere per aver espresso, nei limiti consentiti, il suo pensiero».